Marco Chiarini – L’uomo fiammifero – Roseto Opera Prima 2010

Non è iniziata nel migliore dei modi la rassegna "Roseto Opera Prima", dopo lo sfarfallante, e per certi versi maldestro inizio della rassegna con la presenza di Michele Placido e del film "Il grande sogno" che, però, era stato montato male a livello di proiezione, così la gente si è vista le scene random, il finale all’inizio del secondo tempo, come un puzzle che non torna, e il pubblico non ci ha capito un cazzo. Però erano disponibili solo posti in piedi.

Insomma, si comincia bene.

La rassegna è iniziata in modo stanco e accaldaticcio, con le prime tre file riservate alla giuria e alle autorità. Erano mezze vuote.

La presentazione non è stata delle migliori, e va beh, questo càpita, ma la strada è ancora molto lunga e chi ben comincia dovrebbe essere a metà dell’opera, pasticci linguistici come "la prima opera prima" (beh, se l’opera è "prima", certo che è la prima, cosa dev’essere, la seconda?) sono comprensibili ma non dànno una splendida impressione al pubblico.

Il film era "L’uomo fiammifero" del regista teramano Marco Chiarini, che è venuto con la moglie e la bambina e quando la conduttrice ha rivelato che sono in attesa del secondo figlio (perché, voglio dire, un po’ di privacy no? E’ una notizia importante ai fini della visione del film? No, e allora??), il regista ha candidamente ammesso che "io ogni quattro anni devo inseminare", e va beh, bonjour finesse, dopo venti minuti di questo tira e molla il film è cominciato.

Non è nulla di che il film, a dire il vero. Qualche trovata divertente, specie nel finale, ma il costrutto è lento e fa fatica a decollare.

E’ la storia di Simone, ragazzino, manco a dirlo, orfano di madre, oltretutto morta di tumore (perché la sfiga nei film è un ingrediente prezioso) che aspetta l’arrivo dell’uomo fiammifero, ripercorrendo i racconti materni, e inventandosi una serie di personaggi improbabili e degni, giustamente, della fantasia di un bambino.

Alla fine si renderà conto che l’uomo fiammifero non esiste (come Babbo Natale, o la Befana), e sarà solo allora, nel momento della disillusione, che diventerà grande.

Il personaggio del bambino è un misto di Pinocchio (che infatti ha per mamma una fata e che dice che la sua mamma è in cielo), Emil di Lonneberga (Simone viene costretto a starsene in casa sotto il controllo del padre, come Emil doveva andare in punizione nella piccola falegnameria), c’è un po’ di Beckett che non si nega mai a nessuno (tutti aspettiamo Godot), un pizzico di Gian Burrasca che rincorre i maialini, senza pur tuttavia non essere nulla di nessuna di queste componenti.

In genere si comincia sempre con un titolo "piazzato". Cioè con un film che potrebbe non vincere ma per il quale la giuria darà qualche voto.

E se questo è il titolo "piazzato" chissà gli altri.

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