Marco Amenta – La Siciliana ribelle – Roseto Opera Prima 2009

Il fermento c’era, era nell’aria che “La siciliana ribelle” avrebbe fatto piazza pulita degli avversari proiettati fin qui. Opera prima di Marco Amenta, regista istrionico, alquanto verboso, ma fondamentalmente simpatico, umile e partecipativo (durante la sua lunga, articolata e noiosetta introduzione al film non ha nemmeno fatto cenno al numero di chilometri percorsi per presenziare a una rassegna paesana che, per quanto paesana, mette in palio 2500 euro -e spùtaci!-, come aveva fatto il regista di “Diverso da chi?” che ora non mi ricordo come si chiama, abbiate pazienza, ho sonno…), mi è proprio piaciuto.

E’ un film ispirato alla storia di Rita Atria. “Ispirato” vuol dire che si prende la cronaca come un canovaccio, e la si reinventa in chiave narrativa. Non c’è nulla di male, in Sicilia e non solo si fa così dall’amaro caso della Baronessa di Carini in poi. Non si vede perché non si possa farlo con la storia che ha portato al tragico suicidio di Rita, se non altro per ricordare all’Italia sonnacchiosa e distratta, che Borsellino è morto, che Giovanni Falcone è morto, che Rita Atria è morta e che, guarda caso, la mafia è ancora viva.

Prodotto da “Rai Cinema” e, quindi, di proprietà

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