Ma la scuola no

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(screenshot da www.corriere.it)

Dunque, si va verso un nuovo DPCM per il restringimento delle sanzioni anticovid. L’ennesimo in tutto questo anda e rianda di disposizioni e norme di legge, che contribuirà a rendere, se possibile, ancora più lacunosa e difficile la comprensione delle normative da parte del cittadino.

Pare che si andrà verso una chiusura (per ora limitata, poi si vedrà) delle palestre, dei parrucchieri e dei centri estetici. In breve, il mio barbiere non è considerato una sorta di attività essenziale, quindi, per loro può anche rischiare di chiudere.

Cinema, teatri, bar e ristoranti potrebbero chiudere alle 22, perché, si sa, il virus in quell’orario “morde” più che di giorno (abbiamo un virus a orologeria e non ce n’eravamo accorti), non si giocherà più a calcetto o robe simili (il calcio tanto tanto va bene, lì si tratta solo di autorizzare l’ingresso in tribuna a un migliaio di spettatori, andare avanti ad oltranza, fregarsene del covid e dare un 3-0 a tavolino al Napoli che non si prendenta perché ha i giocatori in quarantena, robetta di poco conto, ma il calcetto no, è una cosa che al governo dà fastidio, ci tengono particolarmente, o allora? Son sensibili a queste cose…). La “movida” dovrà essere limitata e si dovrà tornare allo smart workink fino al 70-74% del carico lavorativo.

E le scuole? Già, le scuole rimangono aperte, ci mancherebbe anche altro. Lo ha detto il ministro Azzolina che le scuole sono il posto più sicuro in Italia, e che la percentuale dei contagiati a scuola rispetto alla popolazione dei contagiati “fuori” è bassissima. Appena lo zero virgola zero virgola per cento degli studenti e degli insegnanti. Un’inezia. A meno di non far parte di quella minima percentuale così “trascurabile”, che ci fa dire che il virus non si propaga a scuola (no, macché…), ma che entra, casomai, a scuola da “fuori”. Sempre il “fuori”, l’odiosa parola scaricabarile che attribuisce le responsabilità ad altri e ad altro da sé. Il male è sempre fuori di noi, mai DENTRO di noi. E’ un mondaccio, signora mia!

Qualcuno, come il Presidente della Campania De Luca ha chiuso le scuole, infischiandosene delle direttive del governo e pensando solo alla salute dei suoi concittadini, e attirando su di sé le ire funeste della Azzolina, che non fa altro che lamentarsi del fatto che certi studenti campani, adesso che è iniziata la didattica a distanza, passeggiano bel belli per le strade infischiandosene delle lezioni dei docenti, invece di stare a scuola. Ma non le passa neanche per la mente che quei ragazzi, probabilmente, se le lezioni si svolgessero ancora in sede e in presenza, non sarebbero andati a scuola lo stesso facendo filone, sega, brucia, cupp’?? E che diamine, fa parte del lavoro dei docenti segnarli assenti alle loro ore, e alla fine dell’anno il consiglio di classe deciderà. Il registro elettronico è lì per quello. Invece di pensare che questi ragazzi potrebbero essere infettati proprio da quello stesso “fuori” che tanto si teme, e contagiare a loro volta altre persone, invece di telefonafre immediatamente alle famiglie e di mettere in azione tutti quei processi di dialogo tra scuola e famiglia con cui ci si rempe tanto la bocca. Si può fare, basta che i docenti, le segreterie, i dirigenti scolastici alzino un telefono. Non è difficile.

Ma De Luca ha fatto un mezzo passo indietro, probabilmente sentendo sul collo la pressione indignata della ministra pentastellata dal rossetto niente affatto evidente. E dei contenuti effettivi dei DPCM sulla scuola si sa poco e niente. Il Corriere della Sera evidenzia, come nello screenshot, che si parlerà anche di lezione a distanza per i Licei (immagino voglia dire “per gli istituti superiori di secondo grado”). Il Fatto Quotidiano, dal canto suo, fedelissimo al suo alleato governativo pentastellato, dice che no no no, della scuola non si parlerà nemmeno, perché la scuola è sicura (e te dàgli!).

E allora a chi dare retta? Ve lo dico io, al TG24 di Sky, che fa un riassunto delle criticità più evidenti nelle varie regioni italiane.

Ci racconta per esempio, che in VAL D’AOSTA gli alunni sono costretti ad indossare le mascherine anche quando si trovano in posizione statica (cioè seduti), ammesso che l’indice RT nazionale di contagio superi l’1,5 (e il dato nazionale è intorno all’1,2-1,3); in TRENTINO ALTO ADIGE il liceo classico “Carducci” di Bolzano ha chiuso per emergenza covid per una settimana, e gli alunni (oltre 760, sempre secondo la fonte citata) faranno lezione a distanza; in LOMBARDIA, all’Istituto di Istruzione Superiore Alberti di Bormio, due quinte sono state messe in quarantena per due casi di positività al covid 19. Stessa roba a Sondrio, al Polo di Formazione Professionale Valtellina. A Milano si segnalano 771 persone in isolamento. Nelle scuole di formazione professionale, che, guarda caso, non rientrano nella casistica nazionale, ci sono 42 isolamenti (di cui 32 alunni e 10 insegnanti)

A Mondovì, in PIEMONTE, per un caso positivo tra gli alunni di un liceo linguistico, sono state poste in isolamento due classi terze e una quindicina di professori.

FRIULI VENEZIA GIULIA, scuola elementare Gabelli di Pordenone: un alunno positivo e quarantena preventiva obbligatoria, ma le lezioni continuano in presenza. Al liceo sportivo di Maniago si è verificata la positività di un allievo.

In EMILIA ROMAGNA 18 positivi in cinque classi diverse all’istituto superiore “Caduti della direttissima” di Castiglione dei Pepoli. Anche qui scuola chiusa, e ci mancherebbe anche altro.
Sempre a Bologna e nei comuni di Casalecchio di Reno, Castel Maggiore, Castenaso e Molinella, si sono verificati 19 contagi, di cui 14 docenti e 5 docenti, per un totale di 12 istituti coinvolti. 9 classi in quarantena.

In TOSCANA, posta in quarantena una classe dell’istituto alberghiero Ferdinando Martini di Montecatini.

Chiusa nelle MARCHE una scuola dell’infanzia a Colli del Tronto: un bambino aveva tosse e febbre. Due studenti delle superiori positivi al virus anche ad Ascoli.

Positivo uno studente dell’istituto Casagrande di Terni, in UMBRIA. Compagni di classe e alcuni dei professori sono stati posti in isolamento.

Una classe in quarantena anche al liceo scientifico Severi di Frosinone, nel LAZIO, mentre il conservatorio Licinio Refice è stato sottoposto a chiusura per precauzione.

A Montesilvano, in ABRUZZO, una docente di una scuola primaria, la ‘Saline’ dell’Ic ‘Rodari’ è risultata positiva. In quarantena due classi e alcuni docenti, mentre al Liceo Scientifico de L’Aquila ci sono cinque classi e quindici professori in isolamento.

Prima dell’intervento del Presidente De Luca, in CAMPANIA era rimasto chiuso il liceo Vittorio Emanuele II. Altri casi accertati all’istituto tecnico Galileo Ferraris, alla scuola materna Regina Coeli e al liceo Umberto I.

In PUGLIA è chiuso il Principessa di Piemonte, a Bari, dove un alunno è risultato contagiato. Le lezioni riapriranno il 19 ottobre, lunedì.

A Muro Lucano, in BASILICATA l’istituto comprensivo Stella è rimasto chiuso per positività di un collaboratore scolastico.

A Sersale, in CALABRIA, chiuse per svariati giorni tutte le scuole del territorio comunale, mentre a causa della positività di due alunni, a Taureana di Palmi e a Locri sono state chiuse due scuole per sanificazione.

A Villamar, in SARDEGNA, il sindaco ha prolungato la chiusura delle scuole del territorio comunale. A Villacidro l’istituto comprensivo Dessì, è rimasto chiuso per positività di una coppia di genitori (negativo il figlio). mentre in SICILIA sono stati chiusi due asili nido di Palermo per positività del personale. Sempre in SICILIA 25 alunni di una classe dell’Itis Fermi di Giarre sono stati messi in quarantena e attivata la didattica a distanza.

 

Alcune di queste notizie sono vecchie di oltre dieci giorni fa, quindi il quadro è fin troppo superato e rassicurante. La scuola è solo agli inizi, ed è ben lungi dall’essere quel luogo sicuro ed idilliaco descritto dal ministro Azzolina. Non vogliono chiudere le scuole perché ormai è una questione di puro e semplice puntiglio. Non c’è altra spiegazione. Le scuole DEVONO rimanere aperte a tutti i costi e basta, è un banco di prova per il governo, e il governo ha deciso per il “o la va o la spacca”. Sulla scuola il governo non transige, ci ha messo la faccia e se la scuola chiude la faccia ce la rimette. La scuola si deve svolgere PER FORZA in presenza, perché il governo ha lavorato tutta l’estate per preparare questo rientro, e se si fa scuola a distanza si fallisce. Ma preservare la salute di alunni, docenti, dirigenti scolastici e personale ATA non dovrebbe essere visto come un fallimento. Lavoratori fragili della scuola che NON possono accedere alla didattica a distanza, attraverso la quale potrebbero rendere il meglio di sé, per il semplice fatto che la scuola VA FATTA OBBLIGATORIAMENTE in presenza. I lavoratori fragili o vanno in malattia d’ufficio subito o si adattano a fare le 36 ore con conseguente ridimensionamento del ruolo e dello stipendio, in lavori di segreteria, di biblioteca, o di accoglienza dei nuovi docenti. Qualcuno preferisce pagare i supplenti e i titolari in malattia piuttosto che far lavorare i titolari in modalità “leggera” e far loro fare quello che sanno. Ma la didattica a distanza (o Didattica Digitale Integrata che chiamar la si voglia), quella no, non s’ha da fare. Non possono far valer il buon senso quando c’è di mezzo l’orgoglio. Si farà didattica a distanza solo se e quando ci sarà un nuovo lockdown e il governo sarà costretto a chiudere i battenti dell’istruzione. Quello che non si è ancora capito è che la gente ha paura. I docenti, il personale ATA, gli stessi Dirigenti Scolastici che mostrano impavidità ed orgoglio nel gestire la situazione, non lo so proprio quanto siano conviti della bontà delle loro esternate convinzioni. La scuola è una polveriera, lo ripeto per l’ennesima volta. E’ pronta ad esplodere, nonostante quello che ne pensa il Governo. Non si può prescindere dai dati sulle contaminazioni in rialzo, sul fatto che siamo tornati ai dati di marzo (solo che a marzo c’era il lockdown, appunto!), sul fatto che i ragazzi, una volta usciti dalla scuola si tolgono le odiatissime mascherine e si assembrano sui muretti ad aspettare gli autobus (anche quelli pieni zibilli!!) e a scambiarsi i pericoli delle contaminazioni, contaminazioni che porteranno a casa, ai loro cari, ai loro anziani, ai fratelli, alle sorelle, ai parenti, agli amici. Per poi tornare a scuola la mattina dopo, magari sentirsi male, essere isolati a loro volta, vedersi misurare la febbre ed essere rinviati a fare il tampone orofaringeo o il trest sierologico, la classe viene messa in didattica a distanza (questa volta sì, perché si ha paura!), i compagni e qualche insegnante in quarantena, e così si ricomincia, in un gioco a spirale senza fine. Vogliono raggiungere il 70-75% del lavoro a distanza nella pubblica amministrazione. Ma la scuola no. Vogliono tutelare i lavoratori fragili oncologici, immunodepressi e dichiarati inabili ai sensi della famigerata legge 104 di tutta la pubblica amministrazione. Ma la scuola no. Vogliono farci credere che il virus è in qualsiasi anfratto della convivenza umana. Ma la scuola no. Che dobbiamo salvare la serie A e il calcio. Ma la scuola no.

Io, di nuovo dichiarato idoneo, riprendo il lavoro in presenza e mascherina lunedì prossimo. E così sia.

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