Ma Bassani chi?

Un fotogramma dal film "Il giardino dei Finzi-Contini" di Vittorio De Sica

Un fotogramma dal film “Il giardino dei Finzi-Contini” di Vittorio De Sica

E così stamattina è “uscito” Giorgio Bassani alla “Maturità”. Le domande che ci si pongono in questi casi, tanto per cambiare, sono sempre le stesse: “Chi era ‘sto Bassani?” “Cosa pensava?” “Cosa ha scritto?” “Quando è vissuto?” Per rispondere a qualcuna di queste non ci sono problemi, ci sono i cenni biobibliografici sulla traccia dell’analisi del testo (giusto quel minimo per orientarsi), ma quelle a cui non ci sono risposte sono le domande rimaste inespresse: “Oddio, mo’ chi è questo?”, “La prof. non l’ha spiegato, e ora come faccio??”, “Ma io mi aspettavo Baricco, com’è che non è uscito?”

Bassani, dunque, si insinua nella scia di almeno altri due suoi illustri predecessori, Claudio Magris e Giorgio Caproni, “usciti” negli anni scorsi, almeno nelle possibili reazioni degli alunni.

Premesso, dunque, che a spiegare Bassani (o Caproni, o Magris, o Baricco -ammesso che possa e debba essere spiegato-) non ci si arriva mai, e che chi arriva agli anni ’60 della nostra letteratura (anni in cui uscì “Il giardino dei Finzi-Contini”, il romanzo da cui è stata tratta l’analisi del testo di oggi), o è uno stakanovista, o è un sadico che gode mostruosamente a torturare i propri alunni, oppure è uno mostruosamente bravo (chapeau!), bisogna o bisognerebbe che gli alunni avessero prima di tutto un testo più semplice da analizzare e non ritrovarsi, come è stato il caso di questa mattina, con un termine come “longanimità” nella seconda riga, che, voglio dire, è una bòtta nei coglioni per chiunque, e poi tutti gli strumenti per poter analizzare un brano senza ricorrere a tutte quelle nozioni che si dovrebbero avere, come la vita, le altre opere, i riferimenti interni all’opera stessa, la psicologia dei personaggi, la data di pubblicazione, il movimento culturale a cui appartiene l’autore, come si rapporta l’autore con gli altri scrittori del suo tempo, se si è rifatto a qualcuno o ha tratto un’opera originale, e via di questo passo. Insomma, per farla breve, quella che viene chiamata la “contestualizzazione”. Può un frammento di un’opera vivere di vita propria nella cultura di un ragazzo senza questi elementi? La mia risposta è “No, semplicemente non può”, soprattutto se si richiede una “interpretazione complessiva” del brano con riferimento ad altre opere letterarie conosciute dal candidato.

E quindi un ragazzo che si sente disorientato davanti a un estratto del per nulla noioso Giorgio Bassani non ha che una reazione sana e comprensibile. Era difficile? Sì, era stramaledettamente difficile, perché Bassani è difficile, oltre che palloso (talmente palloso che il film di De Sica è assai migliore del libro da cui è tratto), e l’analisi del testo è materia seria e delicata. Ma queste son solo considerazioni, e ormai la giornata è finita.

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