L’onnipresenza di David Puente sui casi giudiziari di Rosario Marcianò

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Rosario Marcianò, quintessenza pura del complottismo Made in Italy, è stato condannato per diffamazione alla pena di un anno di reclusione per aver negato la veridicità della strage di Batclan, dove morì la nostra connazionale Valeria Solesin. Oltre alla pena detentiva, Marcianò è stato condannato a risarcire le parti civili costituitesi in giudizio (20.000 euro ciascuna) e al pagamento delle spese legali. Il procedimento si è svolto con il rito abbreviato, che prevede lo sconto di un terzo della pena in caso di affermazione di colpevolezza (anche in un rito abbreviato si può uscire assoli con formula piena, ma non è questo il caso). E questo è.

La notizia è stata pubblicata, tra le altre fonti, anche da OpenOnLine, il quotidiano diretto da Enrico Mentana per il quale lavora il debunker David Puente, che ha fatto dell’opposizione a Rosario Marcianò e ai suoi complottismi, un punto fermo e irremovibile della propria attività giornalistica. E di chi è l’articolo su Open che tratta della recente condanna a carico di Marcianò? Di David Puente, sissignori. Ora, io non ho nulla in contrario a che il signor Puente si tolga qualche soddisfazioncella ogni tanto, e scriva di un argomento e di un personaggio a cui ha dedicato tanto tempo ed energie. Solo che, siccome lo vedo molto coinvolto emotivamente, avrei preferito che a vergare il pezzo fosse un altro componente della redazione, che avrebbe potuto dare una visione più distaccata e neutra della vicenda. Non credo che manchino in Open firme valide o in grado di scrivere qualche riga sull’accaduto. Sarebbe come se, per assurdo, un giornale affidasse a Mario Calabresi un articolo storico sull’uccisione del padre. Non dubito che sia legittimo, dico soltanto che, forse, Calabresi sarebbe tanto coinvolto emotivamente, che l’articolo rischierebbe di perdere la sua storicità per far spazio ad una compartecipazione personale così difficile da evitare. E’ una questione di sensibilità giornalistica, semplicemente.

Se si va a cercare su Google la stringa “david puente rosario marcianò” esce una prima pagina piena zeppa di risultati risalenti alle pagine Facebook, ai post su Twitter e a quelli sul blog personale del giornalista

Ma cominciamo a leggerlo, questo articolo. Esordisce così:

“I complottisti, prima o poi, pagano”, così titolava un articolo di Open del 19 ottobre 2020 sul processo a Rosario Marcianò per le orrende falsità su Valeria Solesin e la sua famiglia.

Allora andiamolo a vedere questo articolo precedente, visto che, oltretutto, è regolarmente linkato. Da chi è firmato? Ma naturalmente da David Puente. E il cerchio si chiude.

Sulla cronaca giudiziaria non bisogna dare opinioni provenienti da una sola fonte, soprattutto quando questa fonte è così ampiamente coinvolta, direttamente o indirettamente, nei fatti narrati. Ripeto, avrei preferito un redazionale.

Quello che è certo è che io sono un garantista, e che il mio garantismo mi impone, a mio mal grado, di considerare Rosario Marcianò colpevole solo in presenza di una sentenza passata in giudicato. Quella di cui David Puente parla oggi non lo è. Dunque andiamo avanti e attendiamo. Nel frattempo chi debunka i debunker?

AGGIORNAMENTO DEL 28/02/2021

E per chi avesse ancora dei dubbi sul profondo coinvolgimento emotivo di David Puente ecco i suoi ultimi tweet sul tema: