Livorno: decidono di abortire, ma la comunita’ parrocchiale di Padre Nike adotta il bambino

Succede a Livorno, nel quartriere “La Rosa”, una volta roccaforte della sinistra più ortodossa e tradizionalista (quella che metteva a tavola i bicchieri con la falce e il martello dorati, secondo un copione da socialismo reale “de noàntri”), oggi quartiere in leggera controtendenza ideologica: loro sono una coppia di sposi con una famiglia già numerosa, la gravidanza arriva inaspettata, la situazione economica non consente di mandare avanti un’altra bocca da sfamare, da qui l’accordo con la struttura sanitaria per abortire nei termini consentiti dalla legge.
C’è, com’è ovvio, oltre all’aspetto meramente e tristemente sanitario, quello spirituale, che oserei chiamare più propriamente psicologico.
Per quello non c’è bisogno di ricorrere a una struttura sanitaria, c’è (giustamente) il prete.

Il prete è “ padre Nike“, originario di Chieti, al secolo don Massimiliano De Sanctis, sacerdote-ballerino, amico di Jovanotti, famoso per le sue messe “animate” da spirito quasi da dj, all right, gimme five (anzi: “dammi il cinque”, come si direbbe più correttamente a Livorno), il prete dalle foto su Facebook con spaccate impressionanti e salti danzerini, il prete che ama “Striscia la notizia”, il prete che su Facebook ha due gruppi di fans, uno dei quali lo definisce “un’idolo assoluto della parrocchia di Castiglioncello, e uno si chiede prima di tutto se ci sia ancora bisogno di idoli in questo mondo, e, successivamente, se proprio dobbiamo averne, almeno ci farebbe piacere averlo senza apostrofo.

Ma, soprattutto, se “padre Nike” per Castiglioncello è un “idolo”, allora che sia salva almeno la dignità delle parole.
Perché se l’amico di Jovanotti che apprezza “Striscia la notizia” è un idolo, allora io non trovo parole per definire l’anima buona e tormentata di Don Roberto Corretti che era amico di Don Luigi Ciotti, di Monsignor Herder Camara, di Monsignor Tonino Bello e che la sera invece di guardare la televisione scendeva con i suoi aficionados a leggere un libro come “La vita comune” di Dietrich Bonhoeffer, guarda caso uno dei teologi protestanti più tormentati, infatti secondo me in quel libro, Don Roberto, poveròmo, ci aveva capito assai poco (se è per quello io ci ho capito ancora meno).
Insomma, la coppia va da Padre Nike a discutere, come è naturale, della propria tormentata e sofferta decisione.
La confessione, in fondo, è una delle forme più antiche di psicoanalisi, e dal dolore di due genitori nasce la proposta di Natale, quella di “adottare” il nascituro, per conto dell’intera comunità parrocchiale del quartiere “La Rosa” (che me lo ricordo con questo nome per via dei palazzi delle case popolari tutti a mattoncini color terracotta-chiaro). I genitori tornano sulla propria strada, rinunciano alla possibilità di abortire e accettano che sia la comunità parrocchiale a farsi carico delle prime necessità del bambino.
Padre Nike, che i media li conosce bene, scrive sul suo accont di Facebook:

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