L’insostenibile leggerezza linguistica del cameriere

Ormai hanno stabilito che quello di "cameriere" è un concetto vecchio e superato.

La gente, quando ha voglia e bisogno di confondere le idee agli altri comincia a cambiare le parole. E’ il sempiterno gioco dello "spazzino" diventato "operatore ecologico".

Solo che adesso i sininimi buonisti non si trovano più. "Cameriere" non basta più a designare quell’espero in vini, consigliere di sapori, impareggiabile nell’arte della politesse e del buon vivere, quello che invece di dire "le porto il carrello dei dessert" ti spara un "gradisce il plateau de fromages o quello dei gateaux?".

Quello che viene a prenderti le ordinazioni non rientra più nella ristretta livrea linguistica del "cameriere", per cui bisogna trovare un altro termine per designarlo perché è troppo spregiativo.

Con i disabili è andata bene, li hanno definiti "diversamente abili", ma con i "camerieri" come si fa?

Pensa che ti ripensa, una serie di Istituti Alberghieri (scuola italiana, evidentemente si meritano il ministro che abbiamo) ha tirato fuori la soluzione dal cilindro: facciamo scegliere alla gente.

Quindi si sono stabiliti dei concorsi per trovare una nuova parola che designi il cameriere.

Il neologismo come necessità…portatemi il conto, voglio scendere.

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