L’informativa sulla privacy di certastampa.it

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Per la mia estrema puntigliosità, nonché per il gusto di una sana curiosità “investigativa”, sono andato a leggermi l’informativa sulla privacy del sito certastampa.it, quello che raccoglie gli editoriali di un certo Adamo. Ce n’è di che riflettere assai.

Prima di tutto, ecco il link al testo integrale, “fotografato” questa mattina e assicurato in copia permanente su archive.is. Non mi pare il caso di regalare clic alla testata, quindi leggetelo e consultatelo da lì:

https://archive.is/Clchp

Vediamo un po’, e andiamo “random”, ché è tanto bello. Tra le altre cosette si legge:

“Tutti i dati personali sono raccolti e trattati nel rispetto delle leggi degli Emirati Arabi Uniti e dell’UE sulla tutela dei dati.”

Ora, passi certamente l’Unione Europea (ne facciamo parte), ma cosa c’entrano gli Emirati Arabi Uniti? Per quale motivo vengono citati in testa all’informativa sulla privacy? Che fine fanno i dati dei lettori? Più avanti, alla non indifferente voce relativa al “Trattamento internazionale dei dati”, si apprende che:

“Certa Stampa è attiva in più giurisdizioni, alcune delle quali non si trovano nello Spazio Economico Europeo (SEE) come UAE, Australia, Nuova Zelanda, Singapore.”

A Singapore? Cioè, io mi collego al sito, fornisco il mio indirizzo IP di provenienza e in teoria questo dato potrebbe andare a finire in Australia o in Nuova Zelanda. E perché??

E’ presto detto. Alla voce successiva scrivono:

“I dati personali dell’utente possono essere condivisi con terze parti per gli scopi descritti nella presente Informativa sulla privacy: (omissis) Fornitori di servizi di fiducia che utilizziamo per gestire la nostra attività, come gli operatori di servizi di marketing via e-mail che assistono il nostro team di marketing nella gestione di sondaggi e campagne di marketing mirate”

Insomma, la solita pubblicità che vi arriva via e-mail. Niente di nuovo sotto il sole.

E se io volessi accedere alle informazioni sulla disponibilità e sul trattamento dei miei dati personali? E’ semplice, ecco qui:

“Non si dovrà sostenere alcun costo per accedere alle proprie informazioni personali (o per esercitare uno degli altri diritti). Tuttavia, se la richiesta di accesso è chiaramente infondata o eccessiva potremmo addebitare al richiedente un costo ragionevole. In alternativa, potremmo rifiutarci di soddisfare la richiesta in tali circostanze.”

Cioè? Io dovrei PAGARE per poter accedere a dei dati che sono esclusivamente MIEI, nel caso in cui LORO, per un arbitrio assolutamente unilaterale, considerassero la mia richiesta manifestamente infondata o addirittura “eccessiva”? Possono veramente rifiutarsi di “soddisfare la richiesta” in determinati casi? Certo che possono. Ma se non rispondono entro 15 giorni alla prima interpellanza formulata ai sensi della Legge sul trattamento dei dati personali, possono andare, a loro volta, incontro a un ricorso, che il detentore dei dati e richiedente accesso può presentare all’Autorità Garante. In breve, possono anche non rispondere ma se ne assumono rischi e responsabilità.

Intanto (che poi con la privacy e il trattamento dei dati personali non c’entra niente, ma tanto per chiosare) il dominio certastampa.it sta per scadere. Da una ricognizione del Whois, si apprende che la data di scadenza è fissata al 7 aprile. Mi sa che gli conviene mettere mano al portafogli e pagarsi l’hosting!

Molta confusione, dunque, sotto il solicello malato di aprile. Vi terrò debitamente informati.