L’indignazione per l’acqua di Chiara Ferragni

Immagine tratta da www.lastampa.it

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Sì, invece io per Chiara Ferragni che griffa la bottiglietta (non ho ancora capito se da un litro o addirittura da mezzo) di acqua Evian e che poi viene rivenduta a 8 euro al pezzo mi indigno e come. Ma mi indigno anche per quelli che comprano la bottiglietta di plastica fatta a forma di madonnina a 15 euro quando vanno a fare il pellegrinaggio a Lourdes. E mi fanno schifo quelli che la vendono. L’acqua è un bene troppo prezioso per lucrarci sopra o per metterci un marchio che sia in una qualche maniera adatto a far riconoscere un’immagine, una persona, un concetto. L’acqua deve essere il massimo dell’open source e la traduzione “sorgente aperta” si adatta vieppiù a tutto il ragionamento.

A me non me ne frega nulla di chi sia Chiara Ferragni, neanche la conosco, non so che cosa faccia. Certo, ha un faccino incantevole, ma per il momento so solo quello, e sinceramente mi pare un po’ pochino. Battage pubblicitario enorme per il prodotto esageratamente caro, che suona come uno schiaffo in faccia a quelli che l’acqua non ce l’hanno e patiscono malattie dovute alla disidratazione, quando non infezioni batteriche di grave importanza per aver bevuto da fonti inquinate. 8 euro per una bottiglia d’acqua sono un’offesa all’intelligenza.

E non me ne frega nulla neanche se ho la possibilità e la libertà di non comprarla. Voglio poterla criticare perché è una incongruenza evidente, visto che un litro e mezzo di minerale gassata di marca “Neve”, non griffata, costa 25 centesimi al Penny, dove a volte la compro, è buonissima e se la possono permettere tutti e vaffanculo la griffe.

Ognuno faccia quel che gli pare, però non venite a raccontarmi balle.

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