“L’idiota” di Dostoevskij su Liber Liber

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Allora.

Liber Liber ha pubblicato una versione italiana di pubblico dominio de “L’Idiota” di Fedor M. Dostoevskij.

Che dire? Grazie. Ne farò buon uso. Ma tutto lì.

L’uscita della versione elettronica del volume, è stata accompagnata da alcune note firmate Marco Calvo, presidente della Associazione e curatore di TUTTE le opere messe in linea. Come faccia a trovare il tempo di curarle tutte (sono migliaia), audiolibri e file musicali compresi, non l’ho mai capito, ma il punto non è questo.

Leggiamo quello che dice a proposito della ” brutale guerra avviata da Putin contro l’Ucraina“:

Liber Liber è una associazione culturale che non può (e non deve) entrare nel merito di scelte strategiche e politiche; non siamo nemmeno strutturati per elaborare opinioni documentate.”

Non si capisce bene perché una associazione culturale non possa e, tra parentesi, non debba esprimere una propria posizione politica, specie se di condanna alla guerra, tra l’altro, rispondendo a un principio costituzionale ben consolidato.

Chi glielo impedisce? Nessuno. Se non loro stessi.

Il fatto di essere una “associazione culturale” non li esime dal poter prendere posizione. Sono una biblioteca, una mediateca, o quello che sono? A cosa serve questa neutralità e questa non strutturazione per esprimere un pensiero critico? E’ molto semplice, a mantenersi distaccati e pubblicare quello che possono e che vogliono. Liber Liber non è una biblioteca, è quanto meno un editore nel senso meramente ecdotico del termine. E anche in quello puramente economico. E’ fuor di dubbio che Liber Liber pubblichi opere inedite (alcune traduzioni italiane di Shakespeare, per esempio, ma anche tutti gli audiolibri e alcuni video), e che ne venda alcune sui circuiti di distribuzione più diffusi in Italia e nel mondo. Non c’è nulla di male, lo possono fare, se qualcuno gliele compra. Loro come chiunque altro. Privato o azienda che sia.

Dicono spesso che una biblioteca deve conservare il sapere così com’è, senza esprimere giudizi di merito sulle singole opere. Io credo, invece, che perseguano una vera e propria linea editoriale. Non ne capisco il senso, ma è indubbio che esista.

Non so che cosa li spinga, ad esempio, a offrire nel loro ricco catalogo, alcune opere di Benito Mussolini. Se è vero come è vero che una biblioteca deve accogliere tutto, in modo pedissequo e acritico, possono tranquillamente mettere in linea anche il “Mein Kampf” di Adolph Hitler, almeno in tedesco. Hitler morì nel 1945, i suoi scritti sono in pubblico dominio. E, con qualche ricerca più accurata, si può risalire a una traduzione libera da diritti o, quanto meno, orfana.

Se avessero messo in vendita i libri di Mussolini anche per venderli (secondo la loro logica del mantenere versioni a pagamento e versioni gratuite, che, peraltro, condivido in pieno) lo avrei capito: quanto meno avrebbero spillato qualche quattrino a qualche nostalgico del DVX. Ma così che senso ha? Solo un senso inclusivo? Mi pare, francamente, un po’ poco. O, quanto meno, non bastevole a giustificare una scelta editoriale del genere.

Basterebbe dire “Noi in casa nostra pubblichiamo e mettiamo in linea quello che ci pare.” Ma non lo fanno.

Tornando alle note di Marco Calvo, leggo:

“La pace è figlia del rispetto e dell’amore per il prossimo.”

No. Non è così. La pace è figlia della coabitazione tra persone e pensieri DIVERSI. Le parole di Calvo sono molto interessanti. Chi non vorrebbe amore e rispetto per il prossimo? Tutti li vogliamo, nessuno escluso. Ma appaiono, appunto, come l’espressione di chi sfonda una porta aperta. Sono solo carenti di significato originale. E va da sé che non è reato non essere originali. Però è criticabile.

In un altro articolo di qualche giorno prima, Calvo affermava, tra l’altro che Liber Liber

“non è solo un archivio di file, è un luogo di riflessione.”

Verissimo. ma questa riflessione dov’è, se non si trova un solo commento nel loro sito (per la verità mi risulta che non sia nemmeno possibile apporne. Scelte.)? Se la loro mailing-list è un luogo abbandonato? Dove la troviamo tutta questa riflessione, su Facebook? D’accordo, ma Facebook non è di Liber Liber e non lo gestiscono loro. Inoltre molti dei lettori e commentatori delle loro pagine NON sono iscritti a Liber Liber. Saranno, tutt’al più, dei simpatizzati, persone che apprezzano l’opera dei loro volontari, non dico mica di no.

E poi, c’era bisogno di trascrivere un’intera opera di Dostoevskij per dare sottilmente e indirettamente dell'”idiota” a un dittatore guerrafondaio? Io penso proprio di no.

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