Libertà NON è partecipazione

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Oggi un medico (e che medico! Grazie infinite, dottoressa) mi ha detto che POSSO vaccinarmi e che, da protocollo, non ci sono controindicazioni di sorta, salvo un po’ di umana, doverosa e sacrosanta prudenza.

Giorni fa un Consiglio dei Ministri (che non è un’autorità in medicina o virologia) mi ha detto che DEVO vaccinarmi, pena la sospensione dal servizio e dallo stipendio, entro il 15 dicembre.

Quindi, chi dovrebbe far parte dell’ala più dura e oltranzista dei pro-vax (per studi, formazione e approccio), proprio una di quelli che dovrebbero dirmi che i vaccini sono sicuri, che non c’è nessun rischio, e che se il rischio c’è è infinitamente inferiore ai vantaggi che potrebbe dare un’immunizzazione, riconosce la mia libertà di fondo di autodeterminazione e mi dice “Lei può!”. Eppure il mio medico non è una giurista, che io sappia.

Chi, di contro, dovrebbe tutelare i miei diritti costituzionalmente garantiti, cioè il governo del mio paese, mi dice che io DEVO. Perché se no, oltre a “perdere” il lavoro (cioè il cardine della nostra Costituzione), perdo il sostentamento per me e per mia figlia, il diritto a una vita dignitosa, e la libertà di insegnare. E’ un ricatto? Certo che lo è. E ci mancherebbe anche altro che, fatto il ricatto, i colpevoli debbano per forza essere gli insegnanti!

Ci si vaccina, dunque, e basta. E che l’articolo 32 vada a farsi fottere.

Anche il Presidente della Repubblica, con esternazioni imbarazzanti, dice che dobbiamo conservare quel patrimonio di libertà che abbiamo faticosamente riconquistato. Non è vero, non abbiamo riconquistato un bel nulla. O, quanto meno, non le libertà.

A me è stata tolta quella di poter lavorare garantendo un tampone ogni 48 ore. Ad altri questa libertà è stata ancora lasciata. Perché, comunque sia, i “tamponati” non potranno (nossignori!) andare al bar, al cinema, a sciare, al ristorante, a teatro, allo stadio, in piscina, in discoteca e perfino nelle sale gioco. Per quelli ci vorrà tanto di vaccino. E che cazzo!

Come se la nostra libertà fosse quella di farci uno Spritz, di andare a vedere un film con gli effetti speciali in prima visione, muniti di occhialino 3D in cartone e secchio maxi di popcorn, di ingrassare come maiali, di risalire con gli impianti la neve delle nostre vacanze (me lo immagino, tutti in fila prima all’hub vaccinale e poi allo skilift!!), di magnare come castighi di Dio lui una tagliata di manzo con la rucola e il parmigiano e lei un’instalatona (che va tanto di moda e fa tanto salutare), a picchiarsi al botteghino per accaparrarsi un biglietto per la Finocchiaro che debutta al Piccolo Strehler di Milano con la trasposizione di un libro di Cristina Cattaneo, di insultare l’arbitro (regolarmente cornuto) di una partita di calcio, farci due vasche già che ci siamo per smaltire un po’ di trippa, e sfondarci di tecno e magari anche qualcos’altro al sabato notte.

Questa non è libertà! Questo è far girare l’economia. Che è cosa ben diversa.

La libertà NON è partecipazione. Giorgio Gaber non ci ha capito una mazza. La mia libertà è quella di avere, innanzitutto, una vita di relazioni. Conoscere, parlare, interagire. E certo che se ti vaccini puoi andare al cinema. Così non parli con nessuno. O in discoteca. Così la musica ti impedisce ogni comunicazione verbale. Tanto hai sempre il tuo telefonino, no? E allora usa WhatsApp e non rompere i coglioni!

La mia libertà è vedere crescere mia figlia in una scuola sicura, non in un ambiente in cui tutti i suoi docenti DEVONO essere vaccinati per forza e non per scelta, e che poi le parlano come degli automi dei diritti fondamentali del cittadino, dell’inclusione, della diversità come ricchezza, mentre i suoi compagni se la ridono, tanto a loro il greenpass o la vaccinazione obbligatoria non li imporranno nessuno.

Non me ne faccio di niente di poter mangiare il sushi al ristorante giapponese con gli amici e tutti senza mascherina, a casa mia si mangia bene ugualmente. Non voglio perdere i neuroni ad ascoltare Unz-Unz-Unz-Unz in discoteca. Voglio nutrirli di letture, buona musica, film di qualità, magari quelli che non ho mai visto e che posso prendere in prestito, assieme ai libri, alla biblioteca comunale.

Ho un caro, carissimo amico (un amico, Cristo di Dio!!, mica uno qualsiasi) che una delle gratificazioni più graandi che ha dimostrato dopo essersi vaccinato è aver portato la propria famiglia a mangiare da MacDonald’s. La libertà è un Big Mac? Forse. Ma allora aveva ragione Rettore, datemi davvero una lametta che mi taglio le vene.

Hanno minato le basi dello stato di diritto, hanno formattato la Costituzione a basso livello e adesso ci regalano qualcosa per la nostra fedeltà. Come coi punti della Star, come con le raccolte del supermercato per prendere i piatti, come le borse della Panini quando facevamo la raccolta delle valide, delle bisvalide e delle trisvalide. Ti permettono di diventare un perfetto pirla, però intanto vogliono te. Bell’affare che abbiamo fatto, sì…

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