Liber Liber: varie ed eventuali

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Liber Liber, ne vogliamo parlare? Ma sì, in fondo siamo qui (anche) per questo.

Linkando la home page del sito, si nota, oltre alla richiesta di una donazione facoltativa di 2 euro, e alla captatio benevolentiae secondo cui “Siamo una associazione no profit, non molto esperta d’affari.”, anche un annuncio inerente la ricerca di un programmatore PHP/MySql. Cosa ci sarà scritto? Be’, andiamo a leggere!

Ecco qua: “Tra i volontari di cui abbiamo bisogno ci sono anche programmatori PHP/MySQL, perché il sito di Liber Liber è scritto con questi linguaggi e ha costante bisogno di evolvere.” Cercano, dunque, un programmatore che svolga la sua attività gratuitamente e su base volontaristica. Non c’è nulla di male in questo, ammesso (e non concesso) che trovino qualcuno che sia disposto a lavorare gratis per loro.

Segue un elogio incondizionato del volontariato in genere e dei loro volontari in particolare. Lavorano tanto, loro, figurarsi che dietro a un singolo e-book ci sono ore e ore di scansione, conversione, lettura, correzione, revisione e miglioramento della qualità finale del prodotto, anche dopo anni dalla prima pubblicazione in formato digitale. Bravi! Dicono di loro stessi: “Proprio perché volontari, pretendiamo dal nostro lavoro che sia ben fatto e soddisfacente.” E questo non può che far loro onore. Anche se c’è da dire, per contro, che la qualità dichiarata dei loro e-book, per la maggior parte dei casi, resta ferma alla fase 1 (la cosiddetta qualità “standard”). Quindi dove sono tutti questi volontari che lavorano indefessamente per correggere i loro stessi refusi? Gli stessi (errori, s’intende, non volontari) che rendono inservibili i testi di Liber Liber per attività di linguistica computazionale, per esempio. Se io sono un lettore medio che ha bisogno del testo della Divina Commedia, tanto per dirne una, saprò riconoscere benissimo un errore di trascrizione e capire bene il contesto di quello che sto leggendo. E’ gratis, è fatto da volontari, se proprio voglio un’edizione filologicamente corretta e impeccabile me la cerco in libreria o in biblioteca. Ma se voglio dare, per esempio, quello stesso testo in pasto a un database testuale (come DBT, per esempio) e farne delle ricerce più approfondite (occorrenze, concordanze, contestualizzazioni e quant’altro) quel testo è semplicemente da buttare, perché l’errore fa sì che una singola parola sbagliata venga riconosciuta come “apax legomenon”, cioè come una parola utilizzata una sola volta in quel testo. E invece non è così. E’ un erroraccio maldestro che può sfuggire all’occhio non sempre vigile dell’analizzatore, che, magari, ha usato come base l’edizione Liber Liber perché, si veda il caso, non aveva tempo o voglia di stare a scansionarsi per conto suo l’intero poema dantesco.

Nell’articolo si legge, tra l’altro: “Alcuni metadati che accompagnano i nostri brani musicali hanno richiesto molto impegno; l’utente finale legge un semplice numero, ad esempio la data di un concerto, ma magari dietro quella data ci sono giorni di ricerche negli archivi, controlli incrociati, consultazione di fonti diverse.” Ma magari i volontari di Liber Liber si soffermassero più specifamente sulle date delle prime pubblicazioni dei concerti anziché sui metadati! Scoprirebbero cose molto interessanti e utili per il prosieguo o meno del loro lavoro.

Apprendo poi che “ogni giorno migliaia di persone accedono al sito, milioni ogni anno. E i riscontri sono positivi nella quasi totalità dei casi.” Milioni di “persone” (quindi debbo arguire che si tratti di accessi unici, non di numeri di pagine viste), dunque. Già, ma QUANTI milioni? Ce lo dice Liber Liber stessa, nella sua pagina Facebook:

10 milioni. Bravi, un bel successone, non c’è che dire! Ma c’è un “ma”. Di questo oceano di visitatori (“persone”, le chiama Liber Liber, non spider!) SOLO 11334 si sono iscritte alla loro pagina Facebook.

Ora, fermo restando che 11000 e più persone che si iscrivono a una pagina Facebook costituiscono un dato confortante e lusinghiero, in confronto a 10 milioni sono una goccia nel mare. E’ possibile che su 10 milioni di persone SOLO lo 0,11% si sia iscritto alla loro pagina? Che cosa fa il restante 99% e passa degli utenti? Semplice, si collega al sito, consulta qualche pagina, magari, se gli va e se ha più pazienza scarica anche qualcosa, e poi SE NE VA. Con buona requie dei “riscontri positivi”. E come va il gruppo (sempre di Facebook)? Ecco qui:

121. Solo 121. E ho detto tutto. Anzi, no. Perché ci rimane Instagram:

Appena 55 follower e 4 post messi in linea. E questo dimostra anche l’indimostrabile. Dov’è tutto questo “ritorno”? Non c’è, semplicemente. Io non mi permetterei mai di dire o di pensare che i 10 milioni l’anno di utenti di Liber Liber costituiscano un dato falso. Ma devo dire, per onore di correttezza, che, per contro, ci sono dei dati (dati, non opinioni) che rivelano esattamente il contrario.

Ma dopo questa lunga parentesi (che non era stata aperta), torniamo all’articolo di prima: “Se Liber Liber è ancora attiva, nonostante i conti perennemente in rosso e le mille difficoltà nel far funzionare una macchina no profit, è grazie a quanto è piacevole avere a che fare ogni giorno con i volontari.” Ma come fanno ad andare in rosso con la cultura? Voglio dire, male che vada uno ci rimette due soldini, li tira fuori di tasca propria ed è finita lì, fa finta di averli persi. classicistranieri.com, che rispetto a Liber Liber è una formica paragonata a un elefante, con i suoi SOLI 360.000 accessi unici all’anno è sempre risultata in attivo e ce la fa benissimo a sopravvivere. Forse perché i propri denari, pochi o tanti che siano, non li spende in pubblicità su Google. E NON è una associazione no-profit.

Ora io non voglio fare i conti in tasca agli altri, ma so per certo (e sono pronto a dimostrarlo a chiunque, su semplice richiesta) che Liber Liber, nel 2011, ha percepito la non trascurabile cifretta di 10.000 euro (non trascurabile per una organizzazione no-profit, naturalmente, si tratta pur sempre di briciole) versata sul loro conto corrente.

In più possono contare su:
– le donazioni degli utenti (oh, su 10 milioni all’anno ci sarà pure qualcuno che scuce i dané…);
– il 5 per mille sulla dichiarazione dei redditi;
– i proventi dalla vendita dei gadget (hard disk, chiavette, DVD-Rom e quant’altro);
– i proventi degli e-book venduti su Amazon e sulle librerie convenzionate.

Insomma, non stanno proprio messi alla canna del gas! Dove sono questi conti perennemente in rosso? Mostrino i loro bilanci dettagliati, voce per voce, li pubblichino e poi ne discutiamo. Ma che, quanto meno, si discuta sui dati, non sulle opinioni, o, peggio ancora, sui proclami.

classicistranieri.com è un buon parametro di confronto, nel suo piccolo (anzi, piccolissimo) per Liber Liber. Perché vuol dire che se classicistranieri.com sta male, Liber Liber, inevitabilmente, sta peggio.