Lettera aperta ai bambini di tredici anni

E sono bambini, bambini di 13 anni, massimo quindici, forse, proprio a volerglieli dare, proprio a voler tirare all’estremo la cinghia anelastica del tempo, dell’età e dell’adolescenza che non lascia scampo, bambini, porca puttana, bambini che fanno i gradassi, che fanno i guappetti, che vogliono mostrarsi per quello che non sono, vogliono fare i gradassi, gli splendidi, pensano che tutto non solo sia dovuto, ma che sia lì, a portata di mano, praticamente gratis, e allora cominciano col comprare le figurine e rivenderle ai compagni, a rubare le merende, a veder circolare dei soldi, soldi, sì, che in fondo non è nemmeno difficile, e allora se hai qualche euro in tasca puoi avere tutto, ti senti un grande, ti senti un Dio, puoi vere anche la macchina della mamma, che è vero che non la puoi guidare, maledizione, ma su, via, sono le undici, massimo le undici e mezza di sera, cosa vuoi che succeda, si va a fare un giro, perché ci si va in quattro a fare un giro, chè gli altri del gruppo, della ghenga, del branco, gli altri che la pensano come te, complici di una follia che si sa benissimo essere tale, ma che si persegue fino alla fine, fino alle estreme conseguenze, essere folli perché bisogna esserlo, perché la normalità è noia, è alienazione, non è "in", se sei normale sei lento, se invece fai le cazzate sei rock, allora via, si va, si preme sull’acceleratore, tanto mamma non vede, babbo non sa, una curva, un’altra, e poi più veloci, tanto che il palo lo si prende in pieno, il muretto successivo anche, e ci si gioca la salute, la tranquillità, la serenità familiare, quella economica, tutto perché si è bambini, bambini di 13 anni, con prognosi lunghissime, tempi di riabilitazione mostruosi, mesi, anni di vita sospesa, con i genitori che finiscono nei guai, se e quando ci finiscono, e ringrazia il cielo che non ti è toccato andare al Creatore, a 13 anni, per una macchina presa di nascosto, distrutta, per le vite messe a rischio di chi portavi con te, ma come cazzo ti viene in mente, sarai anche un bambino di 13 anni, non dico mica di no, sarai anche un bambino ma è possibile che tu debba sempre averle tutte vinte per il solo fatto che sei un bambino? E la colpa, si sa, è della società, per carità, perché la società siamo tutti e nessuno, e perché se è successo è successo, adesso che ci vuoi fare? Ma porco cane, a 13 anni il sabato sera alle undici e trenta dovresti startene a casa tua dentro al tuo letto a guardare i cartoni animati, o a dormire, invece di buttarlo in quel posto alla società, sì?
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Un pensiero riguardo “Lettera aperta ai bambini di tredici anni

  1. Single a trent'anni

    “è possibile che tu debba sempre averle tutte vinte per il solo fatto che sei un bambino?”

    Standing ovation. Oggi ci si preoccupa di non CREARE TRAUMI, dimenticandosi di quel che è giusto e quel che non lo è.

    Avremo bambini non traumatizzati che da grandi saranno teste di c***o. Qualcuno è precoce e diventa TdC prima.

    sa30a

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