Lettera al Presidente della Camera

E alla fine hanno litigato. Come Bibì e Bibò, come Tom e Jerry, come Ginxi e Pixi, l’uno che rincorre l’altro con la scopa e quello che salta all’ultimo momento per evitare il colpo.

Da parte mia ho inviato una lettera al Presidente della Camera che qui vi riporto. E se mi sono ridotto a scrivere a Fini e a rendergli quanto meno l’onore delle armi, è segno che sono conciato proprio male. e che la democrazia in Italia è conciata, se possibile, anche peggio.


Signor Presidente,

sono un cittadino che non ha mai votato per Lei come politico e che, con ogni probabilità, non La voterà mai.

Ritengo comunque doveroso, nel clima istituzionale di questi giorni, rivolgermi a Lei nelle vesti di Presidente della Camera, dunque di figura di garanzia "super partes", per esprimerLe la mia solidarietà personale, per quello che vale, per gli inauditi attacchi ricevuti all’interno della Sua coalizione politica.

Sono convinto che, sia pur eccessivamente tardiva, la Sua posizione fortemente critica e di dissenso nei confronti di alcune logiche operative del centro-destra in generale e del Partito delle Libertà in particolare, abbia contribuito a segnalare all’opinione pubblica l’importanza della critica e del dissenso come valori democratici imprescindibili e che nessuno possa o debba essere messo alla porta per le opinioni che esprime, soprattutto quando sono in contrasto, anche aspro e stridente, rispetto ad una presunta armonia preesistente.

E’ mia profonda convinzione che negli ultimi anni si sia assistito, nel nostro Paese, ad un appiattimento barbaro ed inesorabile della diversità delle opinioni, dei punti di vista e delle posizioni dialettiche, per quanto opposte.

Il diritto di criticare viene troppo spesso scambiato per il diritto di insulto, quello di non aderire a una linea maggioritaria, quando va bene, per il classico "remare contro" interessi precostituiti. Lei ha indubbiamente dimostrato che tutto ciò è falso anche se, me lo consentirà, dovrebbe trattarsi di valori ampiamente recepiti dalla pubblica opinione.

La logica disgustosa per cui un’alta carica istituzionale non possa interagire con il dialogo politico, poi, è pericolosa e mortale per la concezione democratica di uno Stato di diritto e di diritti. Spiace che questa logica sia stata condivisa dal Presidente del Senato che, invece, non è stato minimamente criticato per questa presa di posizione.

Lei ha avuto il solo "torto" di ragionare con la Sua testa, è abbastanza consequenziale che questo dia fastidio alla "maggioranza" ossequiosa e silente e che quest’ultima si trinceri dietro documenti ampiamente condivisi in cui chi non aderisce alle linee è fuori.

Non posso, dunque, che rinnovarLe la mia solidarietà. Le cronache delle ultime ore parlano di dichiarazioni secondo le quali si andrebbe "Verso la fine dell’alleanza PDL-Lega". Come elettore non posso che auspicarlo. Come cittadino devo prendere atto che la Democrazia, quella che dovrebbe permettere anche al mio avversario politico più duro e tenace di esprimere il proprio dissenso, è ben lungi dal venire.

E mi auguro davvero che si sia alle comiche finali, per riprendere una Sua espressione.

Le invio, signor Presidente, le espressioni del mio saluto.

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