Lettera al Presidente del Consiglio dei Ministri

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Signor Presidente del Consiglio dei Ministri,

Le scrive un lavoratore della scuola, dichiarato “fragile” e costretto, nonostante le richieste contrarie, dalla normativa vigente, a collocarsi in malattia d’ufficio fino alla fine dell’emergenza Covid-19.

La mia “fragilità” risiede tutta nelle mie condizioni motorie, che mi rendono incompatibile, a detta dei medici, con il mio lavoro di insegnante e con l’ambiente che dovrei frequentare.

Le posso assicurare che, invece, io posso e voglio lavorare da casa. Il mio unico scopo è quello di riprendere il contatto con i miei alunni, svolgere la mia attività didattica e non rubare lo stipendio, come in questo momento sto sentendo di fare, a mio mal grado.

So che il Suo esecutivo, con il particolare impegno dei Ministri della Salute e dell’Istruzione, sta per varare un provvedimento che prolunghi l’emergenza Covid-19 fino al 31 dicembre. Una scelta che, personalmente, trovo oculata ed opportuna.

La stampa nazionale riferisce che si fisseranno precise regole al reinserimento lavorativo dei lavoratori “fragili”. Mi voglio augurare che questa prospettiva non sia solo una vaga promessa, o un progetto normativo da accantonare in fretta e furia, e che non resti lettera morta della burocrazia italiana.

Mi auguro, invece, che la normativa si attui e che diventi realtà viva e palpitante. E che permetta a tutti noi “fragili”, parcheggiati in un limbo professionale, tra “color che son sospesi”, di ripendere a dare il meglio di noi stessi, nell’unico interesse supremo e comune che abbiamo: la scuola pubblica.

Mi rendo conto che è troppo poco per confidare in una Sua risposta. Tuttavia sappia che Le serberò gratitudine per avermi letto, ascoltato e compreso.

Valerio Di Stefano
Cittadino Italiano

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