L’estradizione di Cesare Battisti e gli atteggiamenti del governo italiano

Premetto che della vicenda dell’estradizione di Cesare Battisti non mi interessa gran che.

Ma c’è qualcosa di inutilmente morboso negli atteggiamenti dei politici (e fin lì non mi stupisce affatto che abbiano comportamenti morbosi), dell’opinione pubblica e perfino nelle dichiarazioni delle stesse vittime sulla decisione dell’ex Presidente Lula da Silva di non concedere l’estradizione di questo bel naccherino in Italia.

L’iter giudiziario competente al Brasile è stato completato. E’ stato sentito il Tribunale Supremo che ha dato parere favorevole all’estradizione, il Presidente, sia pure in zona Cesarini e a poche ore dallo scadere naturale del suo mandato, ha deciso di concedere a Battisti l’asilo politico appoggiandosi sulla normativa, quella che prevede che il Presidente (a cui, come in Italia, spetta il potere di Grazia) possa non seguire le indicazioni del Supremo se ci sono elementi per ritenere che nel paese in cui sarà estradato, il condannato possa temere per la sua incolumità.

Lula ha pensato e sottoscritto questo. E allora?

E allora polemiche senza fine, si vedono ragazzini brufolosi che inneggiano slogan vagamente fascistoidi e sicuramente destrorsi e che scrivono striscioni con concetti aberranti tipo tenetevi i transessuali e ridateci Battisti, Gasparri ha tirato fuori la solita solfa sul fatto che chi ha ragione è l’Italia, ma bisogna anche dire (altra banalità aberrante) che le buone relazioni con il Brasile non vengono minimamente messe in discussione. E vorrei anche vedere che per un pirla condannato all’ergastolo uno metta sul piatto le relazioni diplomatiche con un paese democratico.

Insomma, per noi Lula da Silva ha pisciato fuori dal vaso e glielo dobbiamo fare vedere noi ai brasiliani di che cosa siamo capaci, come ai mondiali di calcio dell”82 in cui avemmo ragione della nazionale capitanata da Socrates, basta con questi carioca che giocano meglio di noi.

E invece di pensare che Lula da Silva possa anche avere ragione, magari in astratto, che non si sa che fine facciano i cittadini consegnati nelle mani dello stato italiano (forse ci siamo dimenticati i casi di Stefano Cucchi o di Federico Aldrovandi), richiamiamo l’ambasciatore italiano in Brasile a Roma, ce la prendiamo con Daniel Pennac che ha espresso solidarietà a Battisti (ce la dovremmo prendere con Pennac per quello che scrive, non per le opinioni che esprime a titolo personale!) e non pensiamo minimamente che si tratta della decisione presa da uno stato sovrano, riconosciuto e democratico.

Ci si può appellare al Tribunale Internazionale dell’Aja? Si hanno ottime possibilità di veder ribaltata la decisione di Lula da silva? Benissimo, lo si faccia, e si eviti di tirare in ballo i transessuali brasiliani che con la miopia internazionale dei nostri politici non c’entrano niente.

E, per favore, quei giovani che manifestavano per riavere in Italia un terrorista della cui storia, che è soprattutto storia del loro paese, mandiamoli a studiare.

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