L’Enciclopedia Britannica è qui

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Da due giorni sono il fortunato possessore di un’edizione del 1969 dell’Enciclopedia Britannica.

Devo ringraziare l’oratorio della Parrocchia del Sacro Cuore, l’amico Domenico Spina e i volontari del centro, per avermi messo a disposizione gratuitamente (bastava che io me la andassi a prendere, naturalmente) un’opera gigantesca (21 volumi, compresi indici e appendici) e restata lì per anni a prendere polvere, muffa, e quel caratteristico odore di parrocchia.

Ma non importa, ne sono felice. La Britannica è sempre un bel colpo. Tolti ragnetti e ragnatele, adesso se ne sta a cuocere al sole aspettando che venga attenuato il suo odor d’incenso e quello di tutto il tempo che è passato. In attesa di una degna sistemazione nella mia piccola ma accogliente casuzza.

Ringrazio anche l’amico Roberto Di Giovannantonio per avermi segnalato la poesia “Frank Drummer” dallo Spoon River di Edgar Lee Masters (“è in gamba, sai…”, direbbe il Poeta) che termina con un laconico “Yet at the start there was a clear vision, / A high and urgent purpose in my soul / Which drove me on trying to memorize / The Encyclopedia Britannica!” che De André ha rielaborato in “io cercai di imparare la Treccani a memoria“. Solo che la Britannica è molto più della Treccani. Molto, ma molto di più.

Insomma, via, son felicetto.

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