Le studentesse su TikTok

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Tutte le volte che ho fatto il coordinatore di classe ho pensato che mi ci volesse una laurea in Scienze Politiche ad indirizzo diplomatico, tante sono le tele interrelazionali da tessere e da ricucire pazientemente.

Mettere d’accordo docenti, alunni, genitori e amministrazione scolastica è peggio che fare l’ambasciatore d’Italia a Pyongyang.

Soprattutto gli alunni, però. Perché sono piccoli, curiosi, ti guardano con gli occhietti vispi ed interrogativi. Vogliono una risposta da te e, possibilmente, la vogliono prima di subito.

Per cui, quando entri in classe, quasi non ti stupisci più nemmeno del fatto che ci si una tua alunna che ti guarda e ti fa a bruciapelo:

“Professore, lo sa che io ieri ho guadagnato un centesimo solo postando un video su TikTok??”

E lì non c’è nulla da fare. Devi essere bravo a raccogliere la provocazione e a rilanciargliela. Se no sei fottuto. Allora ti siedi e, messa da parte la lezione del giorno (che, voglio dire, avrà una sua importanza anche quella), fai finta di non capire, anche se in realtà hai capito benissimo. A volte fare il finto tonto è una delle tecniche più efficaci per stabilire il tanto osannato “dialogo formativo”, altro che Creative Learning! Non c’è nulla che risulti più catturante ai loro occhi dell’ignoranza del docente.

“Un centesimo… TikTok… come? Dove? Me lo spieghi??”

E allora, lei, sicura di quel che fa, ma, soprattutto, certa del fatto che sull’argomento “social” sei un capra totale (eh, sì, sanno tutto loro, sanno!), ti risponde di rimando:

“Ma sì, non lo sa che TikTok ti paga un centesimo ogni 10.000 visualizzazioni, soprattutto che hai almeno 10.000 followers??”

“Ah, sì?? E pensare che io faccio 800 euro al mese solo con la pubblicità che ospito nei miei siti!” mi verrebbe da risponderle. Ma non posso. Un po’ perché voglio farla cascare dove voglio io, e ci devo lavorare almeno un’altra mezz’ora come minimo, non voglio aasfaltarla proprio adesso che è convinta di avere il gioco in mano.

“Eh, professore…” (e lo dice come se volesse dirmi “lei la notte dorme ma il mondo gira!”) “con tutti gli altri video ho fatto 10 euro!!”

“Ma brava! E cosa fai per guadagnare tutti questi bei soldini?”

“E’ facile! Mi chiudo in bagno, metto la musica a palla, poi mi metto a ballare. La gente mi guarda, mi mette i like, i cuoricini e io guadagno!”

“Wow!! Ma allora sei ricca!”

“Eh, sì. Ho tanti followers! Sono famosa.”

“E con tutti quei soldi lì cosa ti ci compri, il biberon nuovo?” sono tentato (anzi, tentatissimo) di risponderle. Ma mi trattengo.

“Senti, Tizia (è passato un quadrimestre e io non ho ancora imparato i loro nomi!), ma toglimi una curiosità, queste cifre iperboliche a te come arrivano??”

“E’ facile! (E due. E’ tutto facile per loro…) Basta una carta di credito o un conto PayPal. Lei lo sa cos’è PayPal, vero??”

“Sì, vagamente… credo di averne sentito parlare.” E anche qui non le dico che io sono stato uno dei primi clienti di PayPal, se no la stendo.

“Ecco, io me li faccio arrivare lì!”

“Ma scusa, Sempronia, tu hai 15 anni, sei più che minorenne, non ti fanno nemmeno la Poste Pay Junior ricaricabile, non puoi avere un conto corrente, non puoi aprire nessun conto PayPal, tanto meno ti danno una Visa o una Mastercard!”

“Eh, ma uso quelle dei miei genitori!”

“Cioè?? Mi vuoi dire che i tuoi genitori non solo sanno perfettamente che sgambetti davanti al cellulare e che ti fai vedere a tempo di rumba da mezzo mondo, m che lo approvano anche, anzi, ti aiutano a raccattare i soldini?”

“Sì, certo.” Come se fosse la cosa più normale del mondo. “Mia madre ci si fa le ricariche telefoniche da 5 e poi mi ridà i soldi in contanti.”

Ora, io non ce l’ho affatto con questi alunni che pensano solo ai soldi che ti entrano da soli senza che tu debba fare una beneamata mazza, e nemmeno con TikTok che regala cifre da miseria pur di aassicurarsi un video in più. Fanno il loro. Cioè nulla. Ce l’ho con questi genitori che invece di dire “Disapprovo quello che fai” o addirittura “Dammi il telefono” (oltretutto la scheda è intestata a uno di loro) “che controllo come lo usi”, per 5 euro di ricarica telefonica, chiundono un occhio sul fatto che le loro figliuole in fiore sgambettino e zompettino davanti alla telecamerina di un Samsung. Ah, già, che le hanno comprato l’iPhone da 900 euro perché se no si sente da meno di tutti gli altri suoi compagni e compagne della stessa età. Che poi, voglio dire, cosa ci fai con 5 euro di ricarica? Ci compri qualche giga in più, giusto per chattare su WhatsApp, mandare le fotine su Instagram (sissignori, ce l’hanno anche i genitori, dicono che li fa sentire giovani e più “amici” dei loro figli), scrivere i commentini del cavolo su Facebook e poi il cerchio si chiude, e social chiama social.

Perché la ricchezza, quella vera, anche solo quella meramente economica, per loro non è tanto avere del denaro (lo sanno benissimo che un centesimo o 10 euro sono cifre risibili) ma avere i followers, i like, l’apprezzamento virtuale, qualcuno che ti guardi e che ti apprezzi.

E allora uno si può anche “vendere” per 10 euro. O “vendere” la propria prole per una ricarica telefonica. Ma sì, chi se ne frega??

“Darti gli estremi del mio conto PayPal? Ma non ci penso nemmeno. Intanto non mi piace per niente quello che stai facendo, e i tuoi video ballerini li togli subito da TikTok. Poi, se proprio vuoi riscuotere questo denaro, aspetta di compiere 18 anni e ti apri tutti i conti che vuoi. Per ora studi, che è l’unica cosa che devi fare.”

Ah, ci fossero davvero dei genitori così!

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