Le storture dell’informazione: lo squalo d’Egitto

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Ancora su “Repubblica” si legge di due turiste (una di nazionalità romena, l’altra austriaca) che sarebbero state “aggredite” da uno squalo, nelle acque egiziane del Mar Rosso. E lo fa riprendendo un comunicato del locale Ministero per il Turismo e l’Ambiente che su Facebook (Facebook, ci rendiamo conto?) annuncia che

“Due donne sono state attaccate da uno squalo mentre nuotavano e sono morte”

E’ la solita storia del lupo cattivo che mangia la nonna, da Cappuccetto Rosso in poi non è cambiato niente. E’ lo squalo che aggredisce, non l’essere umano a rompergli i coglioni. Perché i casi sono due: o la presenza di squali nelle acque balneabili locali è un evento del tutto eccezionale e imprevisto, e allora la fatalità si spiega, o, se gli squali sono abitanti abituali dell’ecosistema della zona, cosa cavolo pretendiamo, che non si oppongano a che l’uomo vada a frantumare loro gli attributi. Perché se lo squalo vede l’uomo come un pericolo, anche l’uomo dovrebbe vedere lo squalo come una minaccia reale e fattiva. Con la differenza che lo squalo reagisce e contrattacca se attaccato ma non lo sa (forse!), l’uomo invece sfida la natura e l’ecosistema forzandolo, provocandolo, sfidandolo. E, per giunta, lo sa benissimo.

La mia insegnante di scienze ci diceva sempre che “il lupo non è cattivo, il lupo ha fame.” E non sa ancora quante volte, nella mia vita, le ho dato ragione.