Le querele di David Puente

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Ci siamo chiesti in precedenza, che fine abbiano fatto o che evoluzione abbiano avuto le numerose querele che il debunker David Puente, attualmente vicedirettore di Enrico Mentana nella conduzione di Open OnLine, annuncia di avere sporto alla Magistratura.

Ribadisco, e lo farò fino alla fine dei miei giorni, che è suo preciso diritto ricorrere a chi vuole per salvaguardare i suoi diritti. E’ stato vittima di attacchi anche molto violenti sulla rete che non lo contestano nel merito ma per la sua sola appartenenza etnica o religiosa.

Tuttavia non spetta a lui stabilire se e quando certi comportamenti, frasi, affermazioni ed epiteti costituiscono o no reato. In altre parole, non è affatto detto che siccome lui querela qualcuno, questo qualcuno debba automaticamente affrontare un processo e, altrettanto automaticamente, essere condannato con sentenza definitiva passata in giudicato e rifondergli il danno (che, oltretutto, viene accertato e quantificato in sede civile). Anzi, il contrario. Se viene prosciolto può a sua volta querelare il querelante per calunnia. E lì sono anni di carcere.

Dopo aver inondato i social di interventi contro i no-vax, e aver decantato le lodi dei vaccini (a proposito, l’EMA ha messo il segreto militare sui report degli effetti avversi, ma questo David Puente NON lo dice) è passato al debunking delle notizie sulla guerra. Si vede che i vaccini, come argomento, non “tirano” più. Hanno esaurito la loro forza propulsiva.

Tuttavia, sempre su Twitter, Puente accantona un attimo la sua difesa dell’Ucraina, per dedicarsi ad un lungo stream of consciousness in cui torna a parlare di quello che gli pizzica di più, le sue querele, le presunte offese, le diffamazioni, gli attacchi personali e le ingiurie più assortite.

Lo fa in almeno 14 tweet. Pubblica il primo e poi, via via, tutti gli altri come risposta al primo. Cioè risponde a se stesso. Disorientante per chi legge. In ultimo si rivolge a Carlo Calenda, vero destinatario delle sue lamentazioni.

Io non sono più su Twitter da tempo. Troppi fighetti spocchiosi, poca, anzi, pochissima privacy, molto rumore di fondo.

Quindi ho usato Google per leggere quello che Puente ha scritto e ricostruirlo. Eccolo di seguito. Spero di rendere il suo pensiero in maniera sufficientemente completa.

Penso a quanti “anonimi conigli” ho denunciato, individuando e provando la loro identità, per poi trovarmi un Pm che richiede l’archiviazione. Non perché mancano le prove per dimostrare l’identità, ma perché non viene ritenuto un fatto da perseguire.

Faccio alcuni esempi. Il signor Stefano P. aveva pubblicato in un gruppo Facebook (per niente piccolo e con tante interazioni) un commento dove mi definiva “quello che pur di difendere il governo (da cui è pagato) si venderebbe pure la madre”. Come è andata la denuncia?

Il Pm non ha chiesto l’archiviazione perché il soggetto non è stato identificato. La decisione è arrivata dopo che l’indagato è stato interrogato! Talmente assurdo che con un Pm del genere neanche faccio opposizione. Da 1 a 10, quanto il signor Stefano P. si sente intoccabile?

Il Pm che ha chiesto l’archiviazione farebbe altrettanto se Stefano P. pubblicasse un commento simile nei suoi confronti? Non è l’unico esempio, ne ho molti altri simili e le racconto quello di due persone parecchio seguite sui social, non di “Tontolina68”.

Un complottista di una città del Sud, per niente sconosciuto, pubblica diversi post nel suo canale Telegram (molto seguito) dove mi diffama pesantemente. Quei testi sono stati copiati e incollati dai suoi seguaci su Facebook. Una schifosa shitstorm che non ho tollerato.

Vengo chiamato per rispondere alle domande del Pm, il quale mi chiede come avevo individuato l’identità dell’accusato. Faccio presente che tale personaggio pubblica il suo volto nel canale, il suo profilo Facebook è pubblico ed è noto per fatti di cronaca nazionali.

Mi viene richiesto uno screenshot “più dettagliato” del post dove vengo diffamato. Avevo fornito anche il link del post Telegram, ancora oggi pubblico, ma rendetevi conto che i miei legali avevano ottenuto anche l’acquisizione digitale forense (che ha un costo).

Cosa potrebbero inventarsi per non procedere? Se anche questo Pm chiederà l’archiviazione sarà l’ennesimo caso in cui un non anonimo e i suoi seguaci (non anonimi) si sentiranno liberi e legittimati di diffamare chiunque.

Nel corso della pandemia abbiamo assistito alla diffusione di messaggi diffamatori e violenti da parte di personaggi che si sono mostrati in volto su Youtube, ottenendo milioni di visualizzazioni per i loro video. C’era chi sosteneva e auspicava atti di violenza e omicidi.

Uno di questi ha fatto un video dove mostrava il luogo dove dovrei essere sepolto. @CarloCalenda, ho denunciato la scorsa estate questo individuo e i suoi seguaci che per due anni (ho fatto integrazione nel 2022) hanno diffuso messaggi del genere contro di me e altre persone.

Ci sarà la richiesta di archiviazione? Cosa succede se uno di questi vive all’estero? Può immaginare tutte le difficoltà da affrontare in questo caso, nel frattempo un suo seguace squilibrato potrebbe decidersi di passare all’azione (non virtuale) contro di me o altre persone.

@CarloCalenda, lei e altri politici italiani potete sostenere quanto volete l’assurda proposta dell’obbligo di registrarsi con identità verificata, ma non risolverete mai il problema in questo modo. Cafoni e delinquenti si sentono forti e ben difesi, pur mostrando il volto.

Non solo non risolverete il problema, ma rischiate di crearne altri come hanno spiegato o le potrebbero spiegare @disinformatico, @lastknight, @raistolo, @faffa42 e tanti altri che conoscono molto bene questo tema. Ecco perché la sua proposta non la condividerò mai e poi mai.

I nomi delle persone che ho denunciato? Voglio prima vedere se verrà richiesta l’archiviazione o se si deciderà di procedere. Per fortuna non tutti la passano liscia, sia chiaro, ma il problema non è l’identità.

Esordisce parlando di “anonimi conigli” e di facili “archiviazioni“. E poi dice di avere dimostrato inequivocabilmente l’identità dei querelati. Che, allora, evidentemente, tanto “anonimi” non erano, se è bastata una indagine difensiva per individuarli. E se sono destinatari di una richiesta di archiviazione non erano nemmeno dei “conigli”. Erano persone che hanno espresso il loro pensiero ed erano, evidentemente, legittimate a farlo.

Se la prende coi Pubblici Ministeri come se fossero la causa di tutti i suoi scontenti. Ma i PM fanno il loro lavoro. Che è anche quello di chiedere l’archiviazione di una querela se non ravvisano reati. Attenzione, chiedere. Che non significa automaticamente ottenere. Per concedere o non concedere l’archiviazione c’è il GIP, che è, appunto, un Giudice terzo, che può accordarla o rinviare gli atti al PM perché prosegua le indagini o formuli un capo di accusa.

Funziona così il mondo a cui Puente ha deciso di rivolgersi. E quello in cui vive.

Per quali motivi il PM può chiedere l’archiviazione? Perché, ad esempio, certe espressioni, pur censurabili in sé, non sono idonee a ledere la reputazione altrui. Certo, sentirsi dire che si ammazzerebbe la propria madre non è piacevole. Ma la giustizia ordinaria non bada a queste sottigliezze personali. Bada al fatto che sussistano o no dei reati, il resto non le interessa.

Perché ciò che è lecito si può fare. Punto. E c’è una bella differenza tra SENTIRSI diffamati ed ESSERLO veramente. E’ per quello che ci rivolgiamo ai PM. Perché una persona non emotivamente coinvolta consideri i fatti con distacco. Se no possiamo andare tutti a raccattare cartoni domattina e rivenderli al rigattiere.

E, comunque, il GIP, il Giudice (non il PM) che dice? Accoglie le richieste del PM o no? Se sì, con quali motivazioni?

E poi, il querelante (cioè David Puente) dovrebbe essere stato avvertito della richiesta di archiviazione. Ha 20 giorni di tempo per opporsi. Perché decide di non farlo e rinunciare, così, alla sua difesa? Misteri, non lo sapremo mai.

Se la prende poi con l’immaginaria trottolina68, considerata come l’esempio dell’utente che nessuno considera, rispetto al canale Telegram del signor Stefano P. che è seguito da un Casamicciola di persone (e questo je deve da rode’ parecchio!). Pare che una diffamazione sia tale solo se percepita da un alto numero di persone. E ciò va contro ogni principio giuridico. Se trottolina68 diffama e ha solo dieci followers è processabile esattamente come il signor Stefano P. che ne ha un putiferio.

Si lamenta perché qualcuno ha fatto un video mostrando il luogo dove dovrebbe essere sepolto. Io sono stato dato per morto, una volta, e quando ho dimostrato l’infondatezza della notizia il tipo mi ha anche consigliato di prendere dei potenti antipsicotici. L’ho querelato, ma il tutto è stato archiviato. Non c’è reato. E a chiedere l’archiviazione non è stata una persona qualsiasi, ma il Dott. Carducci, del Tribunale di Milano, uomo di acume e di rara sensibilità. Ora il “tipo” di cui sopra soffre di una patologia altamente invalidante. Cosa dovrei dire, che sono contento che dove non arriva la giustizia umana arriva il kharma? No, non lo sono affatto. Avrei preferito saperlo sano ma condannato. Ma io avevo torto. Come più volte ha avuto torto Puente. Se ne faccia una ragione.

Ci chiede di farci spiegare nientemeno che da Paolo Attivissimo (@disinformatico su Twitter) gli effetti che potrebbe avere la proposta Calenda di rendere identificabili i proprietari degli account sui social. Allora siamo veramente a posto, se ce lo spiega lui!

E poi, @lastkight, @raistolo, @faffa42… ma io di chi mi devo fidare, di gente che si iscrive a un social e si rende identificabile con uno pseudonimo? Chi è faffa42?? Che mi rappresenta?

Lui non mollerà mai. E ormai non gli conviene più.