Le più belle canzoni della nostra vita: “No potho reposare” di Andrea Parodi

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Lei mi ha detto: “Ma perché non torni a parlare delle canzoni?” “Ecco fatto”, le ho risposto io.

“No potho reposare” è una delle più belle canzoni d’amore che siano mai state scritte. Oltretutto in lingua sarda (sì, perché il sardo è una lingua, non un dialetto). Qui ve la ripropongo in una struggente e commovente interpretazione, quella dell’ultimo concerto di Andrea Parodi, tenutosi 17 giorni prima della sua morte. Parodi era magro fino all’inverosimile, ormai condannato in via definitiva dal male che lo affliggeva. Praticamente uno scheletro rivestito, che nonostante il cancro aveva una capacità vocale ancora straordinaria e inarrivabile. I capelli radi, gli occhiali su un viso scarnito, la macchinetta con la morfina all’altezza dello stomaco. Eppure cantava, e come cantava! Un concerto stupendo, “estremecedor”, come direbbero gli spagnoli, concluso con il brano più conosciuto del suo repertorio e della canzone sarda e italiana di ogni tempo.

“No potho reposare/amore e coro”. “Amore” e “cuore” fanno rima in italiano. E sono una rima banale, quotidiana, scontata. In sardo sono una melodia. Vedi giudizio human come spess’erra? Il Poeta chiama l’amata “amore” e “cuore”, e non mi pare che ci sia da aggiungere altro su questo argomento.

“No istes in tristura, brenda e oro/ne in dispiaghere o pensamentu”. La chiama “gemma” (brenda) “d’oro”, e la invita a stare tranquilla perché “t’assicuro che a tie solu bramo/ca’ t’amo forte e t’amo e t’amo e t’amo”. E poi Andrea Parodi si rivolge alla moglie e le canta la più struggente delle dichiarazioni d’amore. Con l’ultimo fiato, con le ultime note della sua carriera di autore e interprete: “unu mundu bellissimu pro tene/pro poter dispensare cada bene”. E chi non sarebbe disposto a morire anche per molto meno?