Le nuove domande dei livornesi: “Finiremo come Lampedusa?”

A Livorno sta succedendo qualcosa d’inquietante.

C’è una metamorfosi preoccupante e pericolosa di una città intera se è vero come è vero che a Livorno sono venuti greci ortodossi, olandesi, valdesi, metodisti, ebrei, turchi (l’etimo del nome del piatto sovrano della cucina livornese, il Cacciucco -maiuscolo perché è nome proprio di categoria dello spirito-), marinai, puttane d’ogni dove, frati domenicani, carcerati, sindaci discutibili, assessori discussi, se è vero come è vero che tutti hanno trovato ospitalità e si sono integrati, allora qualcuno mi spieghi com’è che in località Calambrone, al momento della fase di accoglienza di un’ottantina di persone nell’ex struttura ospedaliera, qualcuno di è divertito a danneggiare la ristrutturazione effettuata e a mettere in mostra divertentissimi cartelli che dànno il benvenuto nella località di destinazione con un "Sistemiamolo ammodino che arriva il tunisino" o con l’autoaspersione (e, conseguentemente, la comunitaria scomunica) del "proteggiamo i nostri figli.



I figli andrebbero protetti dai padri, se i padri sono così.

E’ inutile che a Livorno i politicanti locali si muovano in pompa magna per dare il benvenuto a scrosci di applausi quando si permette che qualche imbecille piazzi scritte di questo genere che cancellano con un colpo di spugna (lo stesso che invoca per sé il Guru spirituale di costoro, evidentemente) secoli e secoli di tolleranza e integrazione.



Ringrazio di cuore Elena Franchini per le foto, il racconto, la pazienza e la capacità di nausearsi ancora davanti a tutto questo.

77 Views

Commenti

commenti

2 pensieri riguardo “Le nuove domande dei livornesi: “Finiremo come Lampedusa?”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.