Le mimose restino pure sugli alberi

E’ la festa della donna e, di nuovo, ci tocca ascoltare dei pistolotti triti e ritriti sul ruolo della donna in politica, per sottolineare che in Parlamento il numero delle donne è ancora troppo basso.Come se le liste fossero fatte con i pregiudizi della gente e non con le logiche spartizionische dei partiti.

A Venezia una giovane ragazza ha chiesto a Veltroni di dare più possibilità alle donne di essere rappresentate.
Le ha risposto un Veltroni orgoglioso e lungimirante, che ha sventolato la prima proposta di legge del Partito Democratico.

Come dire “Guardate, stiamo facendo qualcosa!”

E invece la parità di accesso al lavoro e alle cariche istituzionali tra uomo è donna è sancita dalla Costituzione Italiana, non c’è bisogno di leggi o di Ministeri per le Pari Opportunità.

E’ triste, tristissimo ricordarsi delle donne l’otto marzo, con questo sventolio di mimose che, non lo so perché, mi piacciono di più sugli alberi che tra i capelli delle femministe, sarà che sono un inguaribile romantico, o un inguaribile stronzo.

Ed è ancora più triste vedere le donne sole (ma tanto loro dicono che “io sono mia” e non hanno bisogno di nessuno) nei bar a prendere l’aperitivo o a riempire tavolate in pizzeria o locali da strip tease maschile, che è anche peggio…

Il problema è che quando i diritti vengono considerati conquiste, a quel punto la bussola è persa. Irrimediabilmente.

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