Le metamorfosi dei debunker

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Tutto cominciò quando Laura Boldrini, nella sua veste di Presidente della Camera, decise di organizzare una task force di debunker, ovvero di giornalisti e persone che, pur non essendo iscritte all’ordine, o fregiandosi del titolo di “giornalista” perché facenti parte di un sindacato svizzero e dovendo rispondere delle proprie azioni solo alla legislazione del paese elvetivo, si occupano di “bufale” (termine orrendo), ovvero di evidenziare notizie false e tendenziose che invadono il web.

Facevano parte di quel gruppo, in ordine rigorosamente alfabetico, Paolo Attivissimo, Michelangelo Coltelli (responsabile di butac.it, già querelato per diffamazione e oscurato dalla magistratura), David Puente e Walter Quattrociocchi. Di quell’esperienza, oltre che una sgangherata conferenza stampa e una riunione preliminare per decidere il da farsi, rimane solo un sito, bastabufale.it, che continua a raccogliere firme (non si sa di chi, non si sa quante, i nomi vengono prudenzialmente oscurati per motivi di privacy, ma i dati, anche quelli trasmissibili e pubblicabili, non sono disponibili, quindi non si sa che cosa ci faccia ancora quel sito on line) su un appello per il diritto a una corretta informazione. Nobile intento caduto nel vuoto, nonostante l’adesione di molti personaggi della cultura, dello sport e dello spettacolo, come Claudio Amendola, Geppi Cucciari, Carlo Verdone, Paola Cortellesi, Francesco Totti, Ferzan Ozpetek, Lucio Caracciolo e altri del cui nome non voglio ricordarmi, come direbbe il Sommo Poeta.

Rimane anche una polemica su una porzione di pasta all’amatriciana, che Paolo Attivissimo avrebbe consumato a sue spese durante il suo soggiorno romano. E anche la domanda, questa volta più interessante, del perché una persona come lo stesso Attivissimo che fa parte del CICAP, abbia ammesso candidamente in un suo storico post di avere visto i defunti:

C’è anche chi ha posto il problema della collaborazione di Attivissimo con “la Verità” di Maurizio Belpietro, giornale non propriamente di sinistra, dopo essere stato collaboratore di Le Scienze (diretto da Marco Cattaneo). Insomma una gragnuola di critiche e di dissensi che si abbatterono sul povero giornalista svizzero, diplomato in Lingue (secondo quanto riporta l’inossidabile Wikipedia), titolo che non esiste (esiste il diploma di Liceo Linguistico), che non fecero altro che aumentare il livello della bufera.

Fatto sta che il sito è ancora presente, e questi sono i dati del registrante secondo quanto riportato dal Whois.

Tra l’altro il browser Google Chrome segnala bastabufale.it come sito “Non sicuro”.

Ma non è finita qui. Ieri sono venuto a sapere, e con evidente ritardo (cosa volete, sono scemo, sono disinformato, o, più semplicemente, di queste cose non me ne importa un fico secco) che è stata istituita un’altra commissione, questa volta da Andrea Martella, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega all’editoria, in quota PD, per il contrasto alle bufale sul coronavirus. Tra i nomi dei facenti parte del gruppo, Ruben Razzante, Luisa Verdoliva, Giovanni Zagni, Fabiana Zollo, Roberta Villa, Riccardo Luna, Francesco Piccinini e, indovinate un po’, David Puente.

Mentana, che è il direttore della testata gionalistica on line “Open”, sul principio si era opposto a che Puente facesse parte del gruppo, ma il debunker più che mai di stato, ha risposto con questo lungo intervento alle riserve del suo direttore:

Oggi il mio editore, Enrico Mentana, mi aveva chiesto di non partecipare alla “task force” di esperti per combattere le fake news intorno al coronavirus. Il motivo era legato alla politicizzazione strumentale della vicenda da parte di alcuni esponenti di forze politiche.
Avevo accettato di far parte della “task force” nonostante sia una cosa molto delicata ed ero consapevole delle reazioni che potevano suscitare da più parti, non solo di una. Avevo accettato, ma seguendo le mie linee guida che chi mi segue conosce molto bene: no ai “ministeri della verità”, no alle “sante inquisizioni”, no ai bavagli o censure e operare in ambito culturale al fine di contrastare civilmente un fenomeno che danneggia tutti, nessuno escluso, soprattutto in questo momento così delicato dovuto a una orribile pandemia.
Avevo accettato per partecipare e monitorare il lavoro della “task force”, di cui riconosco figure professionali con i quali non credo di avere problemi a condividere queste mie posizioni. Avevo ritenuto sfavorevole starne fuori e poi eventualmente piangere sul latte versato da altri, almeno dall’interno potevo dire la mia e dare una mano non al Governo, ma ai cittadini e al mondo dell’informazione.
Ho parlato con il mio editore e gli ho illustrato le motivazioni che mi avevano portato ad accettare di far parte di questo progetto con il senso civico che mi contraddistingue. Ringrazio Enrico Mentana perché non mi ha obbligato, ma ha fatto una richiesta rispettando la mia eventuale decisione. Detto questo, siamo entrambi d’accordo che non sarà certo un politico, quale che sia, a impedirmi di lavorare. Continuerò il mio lavoro di fact-cheking con Open, come sempre, e allo stesso tempo farò parte della “task force” per i motivi che ho spiegato anche in questo post.
#Coronavirus

Ma qual è la storia di David Puente? Ha iniziato con la Casaleggio e Associati, occupandosi del blog e della cominicazione di Antonio Di Pietro, che esiste ancora, ma appare più come un blog personale che come quello di un ex leader politico, l’ultimo post risale al 26 gennaio 2020 e i commenti ai post sono chiusi -perché si ha così tanta paura della libertà di espressione e di dissenso?-. Successivamente il Nostro abbraccia le idee grilline, e sposa la causa di alcuni esponenti del Movimento 5 Stelle, movimento che lascerà in tempi successivi, pur restando in rapporti cordiali ed amichevoli con Casaleggio. Il resto lo sapete, la Boldrini lo nota e lo fa suo nel gruppo di lavoro del progetto-appello anti fake news. Adesso il matrimonio con il PD che la benedizione (o, se si vuole, con il “non expedit”) di Mentana.

Roberta Villa, già collaboratrice ventennale del Corriere della Sera, nel commentare, ha dichiarato in un’inervista al Foglio:

“Chi ci dà di censori sbaglia: non toccherà certo a noi stabilire cosa è vero e cosa no”

Ah no? Viene istituita una task force per correggere, individuare, stabilire quali siano le fake news sull’epidemia da Covid 19 e non toccherà certo a loro stabilire cosa è vero e cosa no? E allora che ci stanno a fare?

E continua:

“Dovremo invece ragionare con diverse competenze sul fenomeno, per capire se esiste un approccio strategico che permetta di migliorare l’ecosistema informativo. Che sia meglio un approccio a livello politico oppure di incentivi, questo è da studiare”.

Cos’è un “appoccio strategico”, ma, soprattutto, cosa significa “ecosistema informativo”? La Villa non lo spiega. Quello che è certo è che ci sono state svariate obiezioni, soprattutto da parte di esponenti dell’opposizione. Giorgia Meloni ha scritto:

“Il governo istituisce una sedicente task force anti fake news che avrà il compito di assicurarsi che sia diffusa solo la verità sul Covid-19 (proprio come il Ministero della Verità di orwelliana memoria). Sempre il governo ha scelto di imperio gli ‘esperti’, tra loro neppure un medico o un virologo, che decideranno cosa si può dire e cosa no. Utile ricordare che tra le ‘fake news’ c’erano fino a ieri anche il fatto che gli asintomatici trasmettono il virus, che fosse utile tenere in quarantena chi proviene da zone a rischio, che fosse saggio indossare la mascherina in pubblico. Credo che si stiano limitando le libertà fondamentali e costituzionali con eccessiva disinvoltura. P.S. Mi manderanno in un campo di riedcazione per queste mie parole o si limiteranno a oscurare il post su Facebook?”.

A parte l’inesattezza della Meloni sulla presenza di medici nella task force, è vero che esiste libertà di opinione e che con un organismo di controllo sulle notizie fasulle, si rischia che questa libertà venga limitata da personaggi che la cosa più terribile che hanno visto è qualche complottista che se ne sta per conto suo a difendere le proprie follie (è legittimo anche esprimere idee folli, purché queste idee non diffamino nessuno). Sta alla sensibilità del lettore finale, ed esclusivamente alla sua coscienza, credere a Burioni o ai terrapiattisti. Non abbiamo bisogno di task force di parte o, peggio ancora, di partito.

Eppure il pubblico plaudente dei debunker si fa sentire. Prendo, a puro titolo di esempio, un commento pubblico di un recente post Facebook di Puente in cui il Nostro pubblica la foto di Bolsonaro affetto da Covid 19, con un sondino naso-gastrico (niente ossigeno), affermando che la foto è autentica (grazie!) ma che sarebbe “decontestualizzata”. Ometto l’identità della commentatrice (anche se il post è pubblico) e raggiungibile da chiunque:

Cosa significa “Non perdere la tua verginità”? Non si sa, né l’autrice del commento ce lo chiarisce. La verginità è dichiarare vera ma “decontestualizzata” una fotografia? Mi pare ben poca cosa.

E comunque di questa task force io ho paura.

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