Le frasi rivoluzionarie del Professor Monti

Comunque la si pensi sulla sua politica, questo omino qui, nella conferenza stampa al termine del Consiglio dei Ministri per le misure economiche cui saremo costretti a sottostare (cioè, noi stiamo con la testa sotto i loro piedi senza nemmeno chiedere loro di stare fermi, possono muoversi!) ha detto una cosa rivoluzionaria, che ha spiazzato la politica e ha fatto sì che la sua esperienza di governo, se possibile, abbia prospettive temporali assai più esigue di quelle già risicate che nell’entusiasmo del momento poteva prospettare.

Ha detto che lui rinuncia allo stipendio di Presidente del Consiglio e a quello di Ministro ad interim dell’Economia.

Eh, no, càspita, non si può mica! E’ perfino troppo imbarazzante. Beatoi lui che fa il professore e se lo può permettere, perché i parlamentari, poveracci, che professori non sono, devono accontentarsi di uno stipendiuccio, di qualche indennità integrativa speciale, di un fondo cassa per i porttaborse, cinema, teatro, trasporti gratuiti, auto blu, sangue blu, cieli blu, amore blu, rock and blues e invece il Presidente del Consiglio rinuncia ad essere pagato.

Uno così, faccia quello che faccia, lo fanno fuori in quattro e quattr’otto.

Perché è proprio vero che dire "io non chiedo una lira" è una frase ad alto potenziale esplosivo e deflagrante.

E trasportare esplosivo e fuoriusciti mica a tutti conviene. O, forse, conviene solo ai politici di professione che mandano avanti i tecnici per poi impallinarli e riprendersi la palla degli interventi e del potere legislativo, tanto per dire che qualcun altro ha sbagliato e che loro avrebbero fatto meglio certamente, già, ma allora perché non l’hanno fatto?

Signori, ancora del tè. Il nostro porto di attracco non dà segno di sé.

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