Le dichiarazioni di Donatella Banci Buonamici sono il sale della democrazia

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Abbiamo sempre più bisogno di donne e di magistrati come Donatella Banci Buonamici, il Giudice per le Indagini Preliminari di Verbania che ha scarcerato i tre indagati per la strage della funivia del Mottarone.

Questa donna, difendendo con coraggio il suo operato di donna e servitrice dello Stato, ha dichiarato, con parole che andrebbero scolpite nella pietra, che

“dovreste ringraziare che il sistema è così, dovete essere felici di vivere in uno Stato in cui il sistema fa giustizia o è una garanzia e invece sembra che non siate felici, l’Italia è un paese democratico”

So benissimo che molti non sono d’accordo con la sua decisione. Ma la decisione spettava a lei, non ai suoi detrattori. Sono i giudici che decidono, non i “leoni da tastiera” che in queste ore la stanno diffamando e offendendo sui social, che si credono padroni di chissà quale influenza sulla testa dell’opinione pubblica, e invece sono padroni di un reverendissimo NIENTE.

La Dott.ssa Buonamici ha applicato la legge. Il concetto di “Giustizia” con la maiuscola afferisce ad altre categorie del pensiero. Non doveva decidere sulla colpevolezza o sull’innocenza degli indagati. Su quella saranno altri giudici a decidere, quelli di merito, quelli del processo. Che, va detto a scanso di qualunque equivoco, CI SARA’. Cioè, non è che questi indagati non rischiano di andare in galera e con una pena severissima, semplicemente si trattava di stabilire se dovessero attendere il procedimento a loro carico da liberi o in carcere. Tutto lì.

Il sistema è garantista, non colpevolista. Sarebbe tristissimo se il cittadino dovesse sottostare alle sommarie decisioni di un Pubblico Ministero. Se non ci fosse una figura terza ed imparziale a decidere sul suo destino.

Dice, “ma allora Giovanni Brusca”? Eh, Giovanni Brusca è un essere spregevole che ha sciolto un bambino nell’acido, oltre a far saltare in aria l’auto di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e della sua scorta. Ma si dà il caso che abbia scontato la sua pena, e che il valore riabilitativo della pena detentiva valga anche per le bestie più mostruose che la società umana abbia mai generato. Se no cosa lo teniamo aperto a fare tutto questo lento e farragginoso sistema giudiziario?

E poi dicono: “guarda che è stato condannato a 3 anni e mezzo anche Nichi Vendola!” E va be’ è il primo grado, ha già annunciato il ricorso in Corte d’Assise d’Appello, peraltro pronunciando parole non proprio lusinghiere nei confronti dei Giudici Popolari, se la pena diventerà definitiva con quella entità non andrà in carcere e potrà accedere all’affidamento in prova all’affidamento sociale. Ripeto, sempre ammesso che anche il PM non interponga appello e non si vada a una “reformatio in peius” della sentenza.

Perché è così che funziona. E doverlo ribadire il giorno della Festa della Repubblica crea una lieve sensazione di disgusto.