Le debunker s’amuse!

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Ora, io voglio credere, anzi, DEBBO credere, che un debunker, come qualsiasi altro utente di un social network, sostanzialmente su ciò che è di sua pertinenza, possa pubblicare quello che più gli pare e piace, se non commette reato. Io stesso no è che su Facebook pubblichi sempre e soltanto delle cose serie. Spesso si ha voglia e disponibilità di scherzare, di fare battute, di mettere qualche discorso che non c’entra niente, di rempire il proprio account Instagram di gatti, di infilarci qualche faccina o un hastag particolare.

Tutto lecito. Anche per i giornalisti, o praticanti tali che siano. Ma quando si legge, come si legge, che un giornalista come David Puente, specializzato nello sbugiardare chi racconta “bufale” (e non vedo il perché ci si ostini a utilizzare questo termine antianimalesco per distinguere le notizie false, le bufale sono animali intelligentissimi, e mai si sognerebbero di pubblicare una fake news), nel difendere le ragioni dei vaccini dalla disinformazione, nel confutare tesi complottiste (che, in verità, hanno la caratteristica peculiare di confutarsi da sole) si debba adeguare (e non voglio dire di peggio) a stilemi ormai noti e superati, a immagini di dubbio gusto e a sempiterne credenze popolari (come quelle per cui la masturbazione contribuirebbe a rendere ciechi). Ecco il testo:

“Diventa miope critico del cinema pornografico. Oscurati in via precauzionale i siti porno, dicono che troppe solitarie facciano perdere la vista. Le autorità vogliono vederci chiaro.”

Troppe “solitarie”? “Oscurati in via precauzionale i siti porno”? Ma di che cosa si sta parlando?? Io capisco che uno abbia voglia di scherzare, ma sulla sospensione dei vaccini di Astrazeneca non c’è da scherzare. Se sei un pro-vax la cosa ti interessa perché si tratta comunque di un fatto grave e allarmante su cui devi porre rimedio, se hai già ricevuto la prima somministrazione di Astrazeneca dovresti essere preoccupato perché non sai (ancora) quando avrai la seconda, se sei un no-vax del cavolo, dovresti prenderla tremendamente sul serio perché è un clamoroso autogol a tuo favore. Se sei un libero pensatore, si tratta di un dato che ti può servire, per decidere, in tutta libertà di coscienza, se vaccinarti con quel siero o no. In breve, sono cose troppo serie per sostituirle, sia pure a livello ridanciano o boccaccesco, con delle “solitarie” generiche.

E gli hashtag? Eccoli: #QuasiMezzanotte #SuperataLaFasciaProtetta #SiScherza. A parte il fatto che non è da escludere che un pubblico di followers minori di David Puente possa aver visto il post in orario diurno e non protetto (il post è ancora lì da 3-4 giorni), meno male che si scherza, pensa un po’ te se l’ispirato autore avesse fatto tremendamente sul serio.

Gli altro due hashtag sono, invece, estremamente generici: #IoVaccino #Covid19. Le pagine relative a questi hashtag hanno un numero di visualizzazioni decisamente alto e contengono un numero elevato di tweet. Quindi con questi due link, si migliora la visibilità dello “scherzo” in questione. Una persona interessata al Covid 19 o a chi si vaccina, può trovarsi tranquillamente, tra i risultati di ricerca, il “divertissement” di David Puente sulle “solitarie”. Ma, appunto, che diàmine c’entrano questi hastag con l’argomento del post? La risposta è semplice: nulla. Non c’entrano NULLA. David Puente vuole vaccinarsi? Benissimo, che lo faccia, saranno ben suoi sacrosanti diritti. Ma perché c’è bisogno di dirlo, anche in un post dal contenuto “scherzoso”, e che ha tutto un altro tipo di messaggio? E che messaggio! Voglio dire, i social network, Facebook in particolare, sono pieni di foto dei profili di persone che annunciano liete il loro essersi vaccinate. Perché? Non sono cose personali? Sì, lo sono. Eppure c’è questa tendenza modaiola e irrefrenabile al mettersi in mostra, come se un gesto come la vaccinazione fosse, di per sé, un merito, e non la conseguenza dell’attenzione verso se stessi e gli altri. Se io scrivessi, sotto la mia foto “Io NON mi sono (ancora) vaccinato”, in fondo direi la verità. Solo che mi ritroverei una valanga di sputi virtuali, di accidenti, auguri di morte (mi è già capitato!) e quant’altro, se non addirittura i carabinieri in casa. This is the question. Se ti vaccini tutti ti applaudono con le manine virtuali degli emoticons. Se non ti vaccinini anàtema su di te. Non importa se te lo ha consigliato il medico, non importa se hai avuto un episodio di principio di anafilassi vaccinale in passato. Perché oggi, vaccinarsi è “in”, è di “tendenza”. Se non ti vaccini il minimo che ti possa capitare (ma proprio il minimo) è che non ti si fili nessuno. E quindi la gente se ne va in giro virtualmente ad indossare un vaccino, proprio come una volta si indossavano i pantaloni a zampa d’elefante, o come i paninari indossavano il giubbotto Moncler, o le scarpe della Timberland. Vieni visto per quello che appari, non per quello che sei. E, nel dubbio, è sempre meglio apparire.

E anche un hastag “solitario”, oggi può fare la differenza.