Le critiche a Anita Iacovelli

Reading Time: 3 minutes

Anita Iacovelli. 12 anni. No DaD. Da tempo porta avanti una iniziativa di protesta contro la Didattica a Distanza, seguendo le lezioni on line dall’esterno del suo istituto, le medie Italo Calvino di Torino. Non senza disagi, suppongo.

Ieri Anita Iacovelli ha espresso un’opinione, riportata dal sito on line “Orizzonte scuola”. E’ favorevole al prolungamento delle lezioni fino al 30 giugno, e auspica un recupero del tempo perduto nel fare lezione a distanza. Fin qui sono sue opinioni, e può esprimerle dove e come vuole. Come chiunque altro.

Il guaio è che a seguito di quanto espresso è stata oggetto di una marea di critiche, tra cui anche qualcuna molto pesante, che non mi piace riportare, al punto che la madre ha segnalato al Ministero dell’Istruzione i nominativi di quanti averebbero (e per il momento solo in ipotesi) insultato sua figlia. E qui si crea il “conquibus”. Se quegli interventi, rivolti alla bambina attraverso Facebook, sono degli insulti, devono essere stigmatizzati e puniti. Se, al contrario, sono delle opinioni, ognuno, anche un insegnante, è legittimato ad esprimerle liberamente, almeno quanto la ragazzina ha fatto con le sue.

La scuola è un ambiente profondamente democratico, e la democrazia, da che mondo è mondo, si fonda su dissenso. Non sugli applausi incondizionati e sul pensarla tutti allo stesso modo. E proprio perché organismo eminentemente democratico, la scuola ha delle regole. I provvedimenti disciplinari li prende in prima istanza il Dirigente Scolastico, che ha il dovere di inviare al Docente interessato una contestazione di addebito e di raccoglierne i memoriali difensivi. Se la questione non è di sua competenza invierà il fascicolo a chi di dovere. Non ci sono scorciatoie preferenziali, ma solo ed esclusivamente garanzie, soprattutto a favore di chi è oggetto di addebito, che, in quel momento, è il soggetto più debole.

Se si presume che alcuni di quegli interventi costituiscano reato, ci si può sempre rivolgere alla magistratura. E’ un atto doveroso, e perfino obbligato, soprattutto da parte di un genitore che si ritrova a tutelare gli interessi di una minore.

Anita Iacovelli non frequenta i social, riferisce la stampa. E lo credo bene. A 12 anni non avrebbe nemmeno il permesso di entrare in Tik Tok, figuriamoci in Instagram, Facebook, Twitter e compagnia cantante. Ma Anita dei social non ha alcun bisogno. Ogni sua azione, ogni suo pensiero, ogni sua esternazione vengono regolarmente riportati dai giornali, ottenendo una eco e una diffusione di gran lunga superiori a quella che otterrebbero se fossero diffuse attraverso un Facebook qualsiasi. Non ha bisogno di pubblicare le sue foto su Intagram, i suoi ritratti vengono pubblicati regolarmente sui periodici on line. Immagino con il consenso dei genitori, perché diversamente non potrebbe essere. Così come con il consenso dei genitori immagino sia andata in televisione a farsi intervistare da Geppi Cucciari. Non c’è che dire, il massimo risultato con il minimo sforzo. Politico, il quotidiano statunitense leader nel settore della politica, l’ha perfino nominata tra le quattro donne (oddio, donne… si tratta pur sempre di una ragazzina di 12 anni) che hanno cambiato il mondo.

Ma chi non è d’accordo con lei che cosa può fare? Non gli resta che usare i social, i blog, i commenti sui giornali per esprimere il proprio pensiero. Nessuna Geppi Cucciari inviterebbe mai nella sua trasmissione un docente che si fa un mazzo tanto per lavorare in DaD, non farebbe mai audience quanto una 12enne che se ne sta a seguire le lezioni scolastiche al freddo e al gelo. E poi, una studentessa che reclama il suo diritto a studiare in classe è molto più Azzolina-compliant di un docente che fa il proprio dovere, mette a disposizione mezzi propri (computer e connessione) alla scuola e affronta mille difficoltà quotidiane. In breve, fa molto più rumore un albero che cade che una foresta che cresce. Perché mentre le proteste sono visibili e plateali c’è chi lavora.

Perché ho citato l’ex ministro dell’istruzione Azzolina? Perché si è messa in mezzo. Ha rilasciato delle dichiarazioni, riportate dal Corriere della Sera, in cui esprime solidarietà alla ragazzina. Non mi interessa virgolettare il pensiero della Azzolina, ognuno quelle parole può andare a cercarle per conto proprio e farcisi un’opinione. Quello che trovo profondamente inopportuno è che un ex ministro, che dovrebbe svolgere solo il suo ruolo di parlamentare della Repubblica, sic et simpliciter, e sic stantibus rebus, si intrometta a gamba tesa con esternazioni che non le competono (e che, evidentemente, fa solo a titolo personale) e che dovrebbero essere prerogativa esclusiva del suo successore, il quale si è guardato bene, fino ad ora, dall’esprimere pareri nel merito.

In questa storia sbagliata, come la definirebbe De André, c’è troppa demagogia e troppo poco buon senso. La DaD ci salva la vita ogni giorno. La scuola mobilita ogni giorno milioni e milioni di persone, il rischio contagio è incalcolabile, la gente muore negli ospedali come mosche. Una dodicenne non può e non deve essere sfruttata così.