Le “Abissine” del pastificio la Molisana

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La gente muore per strada e noi italiani ci scanniamo per le “Abissine” rigate del pastificio “La Molisana”, reo di aver messo in commercio un nuovo (nuovo??) formato di pasta con un nome decisamente coloniale, e con una campagna di marketing forse questo sì, imprudente, rivolta a rieccheggiare il nostro passato pastaiolo di mussoliniana memoria. Si è fatto un “caso” per la pasta, ma vi rendete conto?? E’ pur vero che esiste ancora la divisione in fazioni tra chi preferische le penne rigate e chi le vuole rigidamente lisce (io faccio parte dei sostenitori del “liscio”, ché liscio è lo zito, e tanto fa), c’è chi preferische gli spaghetti grossi a quelli sottili, chi detesta i bucatini e chi li adora (sempre io), chi detesta il fusillo perché “non sa di niente”, chi lo adora perché nella spirale “si insinua meglio il sugo”. Ma che politici di chiara fama, e tutta l’opinione pubblica si sia intestardita a denunciare sospetti di ritorno delle ideologie e della retorica di regime proprio non lo capisco. Per un formato di pasta? Ma abbiamo o non abbiamo cose più serie di cui occuparci? Che, tra l’altro, a me la pasta “La Molisana” piace moltissimo, la compro regolarmente e la mangio con gran foga, ingrassando come un maiale e mettendo su panza.

Una cara persona mi raccontava tempo fa di un suo conoscente, in difficoltà economica, ma dotato di una grandissima dignità personale, che le diceva “…e poi alla domenica in famiglia si mangia la pasta Barilla!” C’è un misto di tenerezza e di commozione nel leggere e nel sentire una frase del genere. Gente che può permettersi la pasta Barilla solo alla domenica, cancella d’un colpo la polemica sterile su quella che è solo una campagna di marketing sbagliata e maldestra. Campagna e polemica che hanno fatto sì che “la Molisana” abbia ritirato la pubblicità evocatrice, chiesto scusa ai consumatori e rinominato il formato incriminato con una denominazione più generica e “innocente”.

Much ado about nothing!