L’appello di Liberta’ e Giustizia contro il Decreto Alfano per ora solo su Facebook

Ho una stima pressoché incondizionata del Professor Stefano Rodotà, e mi auguro che l’abbiate anche voi.

 
Uomini come lui onorano quotidianamente l’Italia con la loro presenza garbata ma decisa e con la consapevolezza della cultura giuridica che si contrappone all’ignoranza e alla mallanteria di qualsivoglia orientamento politi, spaziale e/o temporale.

 
Stefano Rodotà è co-firmatario di un appello rivolto ai membri della Commissione Giustizia del Senato, affinché non diano parere favorevole al Decreto Alfano sulle intercettazioni, che avrebbe gravi e inimmaginabili ripercussioni sulla libertà di stampa, di informazione e di pensiero.

 
Da qui è sorto un appello di Libertà e Giustizia che riporto integralmente:

 
"Il continuo peggioramento del ddl 1611 sulle intercettazioni in Commissione giustizia al Senato, dove si stanno approvando gli emendamenti al testo arrivato dalla Camera, rispecchia il terrore di una Casta colta con le mani nel sacco. Imporrà tra l’altro l’assoluto silenzio sugli sviluppi più importanti delle inchieste sulla corruzione, in uno dei Paesi più corrotti del mondo: il nostro.

 
Quel testo, così come è ora, non impedisce soltanto la pubblicazione selvaggia di intercettazioni segrete, vieta anche la pubblicazione in qualsiasi forma, anche di riassunto, di tutti gli atti d’indagine, anche se non sono più coperti da segreto, fino alla conclusione delle indagini preliminari ovvero fino al termine dell’udienza.

Se quel testo fosse già in vigore, per esempio, le rivelazioni giudiziarie che di giorno in giorno scoperchiano la consorteria di Balducci, Anemone e company, sarebbero rimaste un segreto custodito dal potere politico anche per questo reso sempre più assoluto.

 
LeG si rivolge a tutte le forze che in Parlamento, sia nell’opposizione che nella maggioranza, hanno ancora a cuore la libera informazione, affinché si adoperino per impedire questo scempio contro la democrazia: l’approvazione cioè dell’ennesima legge anticostituzionale violentemente limitativa della libertà di informare e di essere informati. In assoluto, forse, la peggiore di tutte quelle ad oggi varate".

 
Tutto  perfettamente condivisibile e ci mancherebbe altro.

 
Ma perché lo hanno divulgato su Facebook? E chi Facebook non ce l’ha? E chi non lo vuole?? Perché devo essere per forza iscritto a Facebook, colabrodo della Privacy di cui lo stesso Stefano Rodotà è stato primo baluardo in Italia e non, ad esempio, sullo stesso sito web ufficiale di Libertà e Giustizia che appena due minuti fa si presentava così, con appena uno scarno comunicato stampa, ma di possibilità di sottoscrivere l’appello, se non si è su Facebook, ciccia?

 

 
Ma, soprattutto, perché spingere tanto il tasto sul diritto dei cittadini ad essere informati dalla stampa e da internet e non su quello di chiunque ad informare attraverso i blog, i siti web, le pagine in rete, su ciò che ogni cittadino, al di là di una logica informativa di regime (quasi tutti i quotidiani italiani percepiscono un contributo pubblico senza il quale chiuderebbero domani mattina).

 
Il salto di qualità è esattamente questo, il Decreto Alfano non mette il bavaglio solo ai giornalisti, tappando, di conseguenza, il pur sacrosanto diritto dell’utente finale ad accedere alle notizie, ma esclude, soprattutto, il cittadino dalla circolazione delle idee, dalla possibilità di produrre informazione, di dare notizie lui per primo senza il filtro della casta dei giornalisti, sfruttando l’opportunità offerta dalla rete.

 
Uno dice: ma il cittadino che possibilità ha di accedere alle trascrizioni delle intercettazioni? Nessuna, d’accordo (a parte il fatto che fino ad oggi si tratta di atti pubblici), ma la mpossibilità di leggere quegli atti può dare il via a una serie di interpretazioni successive e alternative che costituiscono la vera essenza dell’informazione, quella di formare dei liberi cittadini. Liberi anche e soprattutto di esprimersi.

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