L’appello annuale di Jimmy Wales per il sostegno a Wikipedia

Nella vita esistono eventi ciclici che ci sembrano nuovi ogni volta, ma che costituiscono, in realtà, consuetudini radicate.

E’ la consolazione filosofica dell’"immer wieder", l’eterno ritorno, il tempo ciclico. Che, se si vuole, è anche roba da cattolicesimo spicciolo: si muore ma poi si ritorna.

Avere dei ritmi nella vita aiuta a sentirsi vivi. Guardiamo il Concerto di Capodanno ogni volta come se fosse quella precedente, e questo ci fa dimenticare di essere invecchiati di un anno.

Tra i ritmi della vita c’è anche la cronometricamente puntuale richiesta di denaro, sotto forma di donazioni volontarie, da parte di Wikipedia. Che sta diventando un po’ come le lamentazioni di Radio Radicale sull’accesso ai fondi pubblici per l’informazione. Così come il messaggio di Jimmy Wales sembra un po’ il messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica. Mancano solo le lenticchie con il cotechino e lo zampone.

In breve, Wikipedia torna a bussar quattrini.

E lo fa con le stesse immutate modalità di sempre. Che sono quelle di chi ha fatto (legittimamente) una scelta di tipo "politico" (sostanzialmente quella di non accettare la pubblicità nelle proprie pagine come forma di autofinanziamento), ma che vuole sottolinearla sempre e comunque agli altri, come se la sopravvivenza dell’iniziativa dipendesse dall’indifferenza o meno del pubblico che la usa.
Come dire: "ecco, vedete, noi abbiamo rinunciato alla pubblicità e voi non vi frugate le tasche nemmeno per pochi spiccioli".

E’ il classico modo per far sentire in colpa le persone.

Comunque, come sempre, andiamo ai fatti.

Sulla versione italiana di Wikipedia non compare più la testata che faceva riferimento all’azione di protesta di Wikipedia contro il famigerato disposto dell’art. 29 del DDL sulle intercettazioni (la famosa legge cosiddetta "ammazzablog").
Che non è uno scampato pericolo, perché una delle cose che la gente non capisce è che è cambiato il Governo, non la legislatura, e che le normative che giacciono all’esame delle camere sono sempre le stesse.
Al suo posto, appunto, il faccione di Jimmy con l’annuale appello per la raccolta del denaro.
Come dire, vanno bene i sacrosanti diritti della rete, ma qui ci vogliono i soldi.
La logica del denaro che viene prima dei diritti è paradossale. Come dire che il diritto all’informazione, alla partecipazione, alla costruzione di una cultura libera e di una rete libera passa attraverso una donazione. Ma allora che diritto è? Non è un diritto, è un dazio.

Jimmy Wales ha scritto il testo dell’appello in inglese [1]. Poi il testo è stato tradotto da un esercito di volontari nelle oltre 200 lingue in cui Wikipedia viene offerta al pubblico. Vediamo cosa dice, tra le altre cose:

"Commerce is fine. Advertising is not evil. But it doesn’t belong here. Not in Wikipedia."

adesso vediamo come è stato tradotto in italiano [2]:

"Il commercio è una cosa buona. Fare pubblicità non è sbagliato. Ma qui, in Wikipedia, è fuori luogo."

Il senso dell’originale inglese è stravolto. "Advertising is not evil" significa "La pubblicità non è un male".
Perché è stato reso con "Fare pubblicità non è sbagliato"? Non ha nulla a che vedere con il senso originale della frase.
Non so se per dolo o per imperizia, ma è stato fatto dire a Wales quello che Wales non ha detto. Lui si è limitato a non stigmatizzare la pubblicità e a dire che ospitare pubblicità non è nella logica di Wikipedia ("it doesn’t belong here"). La frase italiana attenua il pensiero originale, non rende più la pubblicità come un "non-male", ma come una cosa "non sbagliata".

Ma continuiamo a leggere il testo italiano:
"Wikipedia è qualcosa di speciale. È come una biblioteca o un parco pubblico. È come un tempio per la mente. È un luogo nel quale tutti noi possiamo andare a pensare, imparare, condividere la nostra conoscenza con gli altri."

E qui ci sarebbe da rispondere al sig. Wales che in una biblioteca io posso trovare svariate e variegate fonti di informazione, dalle enciclopedie, vivaddìio, cartacee ai libri specialistici su un determinato argomento. Su Wikipedia no. Se cerco informazioni su uno scrittore, in biblioteca troverò sia le informazioni che i suoi scritti. Su Wikipedia no.
Se ho molte fonti disponibili posso, con gli strumenti che ho a disposizione, stabilire cosa mi serve e cosa non mi serve, quali sono le informazioni essenziali e quali quelle secondarie. Su Wikipedia no. Su Wikipedia non sono io come utente a stabilire l’enciclopedicità di una informazione, ma una serie di volontari che possono anche non avere nessuna preparazione specifica su quell’argomento.
Io posso segnalare su Wikipedia che sul sito X c’è un approfondimento interessante di un determinato aspetto, ma se trovo un diciottenne coi brufoli e la mania del computer che mi annulla la proposta e decide che quello è spamming non perché lo sia veramente, ma solo perché lui lo ritiene tale, il mio contributo va  a farsi benedire. O, magari, viene addirittura trattato come "vandalismo".
La biblioteca consente un pensiero dinamico, Wikipedia consente solo il pensiero a senso unico.
Se io scrivo una informazione sul mio blog la condivido, se la scrivo su Wikipedia rischio che l’informazione non passi. E questo è vitale.

Il testo di Wales continua:
"Se ogni persona che legge questo messaggio donasse 5 euro, basterebbe un solo giorno di donazioni l’anno. Non tutti hanno la possibilità o la volontà di donare, e questo non è un problema. Ogni anno il numero di persone che compie una donazione si rivela sufficiente."
Mi pare che ci sia una impercettibile caduta di stile in questo passaggio. Probabilmente non tutte le persone che leggono sono poste nelle stesse condizioni di effettuare una donazione.
Io potrei donare i 5 euro richiesti, ammesso che abbia voglia di farlo, ma forse nei paesi più poveri ci sono persone che non hanno que
sta possibilità (economica, sociale e tecnica), anche se dovessero ritenere Wikipedia buona per loro.
Infatti Wales scrive subito dopo che questo non è un problema, e comunque il numero delle persone che donano ogni anno è sufficiente.
E allora cosa vogliono?

Soldi, lo abbiamo capito.

Ora andiamo a vedere questi soldi dove vanno. O, meglio, a chi.

Su questa pagina di cui vi do la versione PDF [3], Wikimedia Foundation scrive: "La tua donazione verrà fatta a Wikimedia Italia: un’associazione di promozione sociale italiana e senza scopo di lucro che è la corrispondente italiana ufficiale della Wikimedia Foundation. La metà di quanto hai donato sosterrà Wikimedia Italia che si occupa di sostenere e diffondere la cultura libera in Italia, l’altra metà viene donata alla Wikimedia Foundation, la fondazione americana senza scopo di lucro che sostiene Wikipedia e altri progetti associati."

Quindi, i soldi verrebbero divisi tra Wikimedia Italia e la Wikimedia Foundation negli USA.

Però fiscalmente io potrei dedurre solo il 50% della cifra perché non mi risulta siano deducibili dalle dichiarazioni dei redditi donazioni a Enti costituiti all’estero.

Allora facciamo una prova.
Proviamo a simulare una donazione a Wikipedia/Wikimedia. Scelgo di effettuare una donazione di 1 euro tramite Paypal. Tranquilli, è solo una simulazione.

A chi invio il mio denaro?
Risposta molto semplice: la donazione, almeno quella inviata via PayPal, va tutta alla Wikimedia Foundation. Questo tipo di donazione non è deducibile.
I proventi, magari, vengono successivamente condivisi con Wikimedia Italia, ma io li invio negli States, a un determinato soggetto. Almeno via Paypal.

Non resta che leggere che "Il piano finanziario 2010-11 prevede una raccolta di 20,4 milioni di dollari, pari a un incremento del 28% rispetto alla raccolta di 15,9 milioni di dollari del 2009-10." [3]

Quando si parla di 20,4 milioni di dollari si comincia a parlare di business. La cultura libera non c’entra niente.

[1] http://www.valeriodistefano.com/public/whalesinglese.pdf
[2] http://www.valeriodistefano.com/public/whalesitaliano.pdf
[3] http://www.valeriodistefano.com/public/wikifaq.pdf

Commenti

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Comments

  • Single a trent'anni  On 18 Novembre 2011 at 14:19

    Ma qualcuno mi fa la gentilezza di dirmi cosa cacchio ci fanno con tutti quei soldi?

  • Elitre  On 20 Novembre 2011 at 12:59

    Con quei soldi ci fanno quanto si può leggere in http://wikimediafoundation.org/wiki/Frequently_asked_questions ; è un qualcosa di un po’ più complicato che mantenere solo dei server, ma vabbè. Comunque alla Foundation si può donare direttamente: http://wikimediafoundation.org/wiki/Donate perché a quanto ricordo WMI quest’anno è fra i chapter che fanno fundraising a parte (non ho link sottomano, sorry). Per la traduzione, come tutto il resto, è fatta da volontari (che non sono nemmeno gli stessi dell’anno scorso, quindi a sto giro non ho colpe), e chiunque potrebbe modificarla.

  • Single a trent'anni  On 20 Novembre 2011 at 17:32

    E’ un po’ più complicato che non mantenere dei server, grazie, fin li’ ci arrivo, ma quando metti da parte CINQUE MILIONI di dollari all’anno, cash, vuol dire che ci marci.

    Quello che ci fanno è pagarsi degli stipendi principeschi, e mettere da parte altro.

  • Elitre  On 21 Novembre 2011 at 15:59

    La pagina di FAQ che linki è quella relativa alla campagna dell’anno scorso. Vedi https://wikimediafoundation.org/wiki/FAQ/it .

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