La zia Orlandina (Irlanda) e il terremoto dei cimiteri d’Abruzzo



La Zia Orlandina, povera donna, è morta giorni fa a 88 anni.

Il suo nome era "Irlanda", lo trovo molto più bello di "Orlandina", falso diminutivo con cui, comunque, anch’io presi a chiamarla da bimbetto.

L’hanno sepolta in una tomba di tre loculi, assieme ai genitori. La zia Orlandina non era sposata, memore forse di un amore di tanti anni fa.

Il cimitero di Valle d’Ocre, in cui ora, dicono, "riposa in pace" (io credo che non senta più nulla e che sia solo bene per lei) è ridotto in uno stato pietoso. Il terremoto l’ha trasformato in una serie di tombe quasi a cielo aperto. Molte lapidi sono divelte e stanno andando in frantumi, nei loculi alcune murature mostrano crepe. La chiesetta è puntellata, impacchettata, o, come dicono "messa in sicurezza".

Non è sicuro nulla, se non il fatto che la zia Orlandina è morta, in realtà, la notte del 6 aprile scorso.

A 87 anni, senza casa, è stata trasportata a Bologna a casa di un fratello e dei nipoti. In città le mancava l’aria del suo paese. E’ tornata e ha vissuto in tenda, finché ha potuto, ma le sue condizioni di salute si sono aggravate, fino a renderla non più autosufficiente.

Da lì il tracollo. La zia Orlandina, quando era "verde", si occupava quasi da sola del cimitero di Valle d’Ocre. Ci andava (naturalmente a piedi!) quasi ogni giorno. Toglieva le erbacce, era quasi una custode.

Ora che è lei la custodita, le responsabilità delle istituzioni vengono fuori in tutta la loro cadaverica evidenza.
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