La “soprassata” si chiama soppressata. Oh!

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Che va bene che uno va al discount (Penny Market) per risparmiare e per comprare dei prodotti no logo. Che va bene che non tengono o quasi prodotti di marchio (più che “di marca”), che va bene che gli affettati sono serviti in confezioni di plastica anziché freschi al banco, e che questo aumenta il numero di scarti da riciclare, che va bene tutto ma “soprassata” proprio non si può sentire.

In Toscana si dice, correttamente, “soppressata” e basta. E’ il salume che ospita, in triturazioni grossolane, le parti meno nobili, ma non per questo meno buone, del majale, che vengono, giustappunto, pressate (da qui il nome “soppressata”) viene bollito e una volta rappresi i grassi e le parti gelatinose (orecchie e quant’altro) si taglia a fette e si vende dal salumiere. Esiste in Veneto un salume che si chiama “soppressa”, che somiglia di più a un salame che alla specialità toscana, ugualmente gustoso (sia con aglio che senz’aglio), e fatto con la stessa tecnica della pressatura.

Ora voglio vedere chi ha il coraggio di darmi torto.

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