La solidarietà a Giacomo Gorini

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Giacomo Gorini è uno degli scienziati che hanno partecipato al vaccino Oxford/AZ. Recentemente è stato invitato a parlare della sua esperienza (che, ovviamente, per male che vada, è sempre l’esperienza di uno scienziato, mica dell’ultimo bischero del Bar Sport!) agli alunni di una scuola superiore.

Quale migliore occasione di confrontarsi? Uno scienziato viene a scuola a parlare di sé e del suo lavoro. In una scuola, poi. Che dovrebbe essere il luogo più aperto e democratico che esista al mondo.

Gli hanno mandato una mail che riproduco qui sotto, seguendo quanto riportato da Gorini sul suo profilo Twitter.

Insomma, l’incontro non si farà. Troppe notizie allarmanti sui vaccini AstraZeneca, l’incontro “potrebbe diventare occasione di discussione circa l’affidabilità/sicurezza del vaccino medesimo”. E allora? A scuola non sono ammesse le discussioni? A scuola non si può chiedere, osservare, dubitare, confutare, uscire perplessi da un incontro? Ma io penso che in un contesto del genere sia il minimo! Ma negare il confronto “onde evitare problemi e probabili sterili ed inutili polemiche” annullando addirittura l’appuntamento, appare come quanto più di antiscolastico e antieducativo possa esistere.

Se avessi un figlio in età di scuola superiore (ne ho solo una di 5 anni) probabilmente non lo farei sottoporre all’inoculazione di AstraZeneca, ma lo manderei a confrontarsi con uno scienziato che ha contribuito alla sua realizzazione a calci nel culo. Perché bisogna ascoltare, rielaborare e farsi una posizione con la propria testa. Se, a seguito di questo, mio figlio venisse da me e mi chiedesse di farsi vaccinare glielo permetterei. Un po’ preoccupato ma glielo permetterei. Perché non sono nessuno per imporre niente a nessuno. Perché, forse, e sottolineo forse, dopo un incontro del genere potrei cambiare idea anch’io, figuriamoci un ragazzo adolescente.

Ma la scuola è così, ha paura. E la paura è sempre stata cattiva consigliera. La paura si combatte con l’informazione e la formazione. La scuola in questione ha perso una preziosa occasione per starsene zitta. Spero solo che sia l’unica.