La sinistra è di Livorno

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Avere studiato, frequentato, vissuto a Livorno, pur non essendo stato livornese di nascita e di residenza, è stato uno dei massimi privilegi della mia vita.

Lo spirito dissacratore della città, una città che io ho sempre paragonato ad una madre perennemente incinta, che partorisce e adotta i suoi figli, poi se ne dimentica e li abbandona al mondo, perché è del mondo che sono figli (come ha fatto con personalità del calibro di Amedeo Modigliani, Piero Ciampi, Giorgio Caproni).

Livorno è di sinistra. Orgogliosamente rossa. Doverosamente rossa. Anche se in questi ultimi anni il rosso del suo sangue generoso si è stemperato in una acquerugiola rosina, per dei pericolosi rigurgiti di fascismo, fortunatamente messi a tacere, archiviati e poi dimenticati.

Livorno è la città che ha raccolto in pochissimi giorni più di 70.000 euro per “Chri”, lo sfortunato atleta cui sono state amputate le gambe a seguito di un incidente con lo scooter. Un ti preoccupà’, bimbo, sei vivo, ora a te ci pensa mamma Livorno, ci pensa la gente, quella che non ti lascia da solo, quella per cui sei un “compagno”, e a Livorno “compagno” significa “uguale”.

Livorno è la città in cui i lavoratori portuali si rifiutano di caricare delle spedizioni di armi dirette in Israele. Licenziami, prendi dei provvedimenti, fai cosa cazzo ti pare, ma io, lavoratore, le armi per Israele sulle navi non ti ce le carico. O ammazzami!

E’ la Livorno, questa, che mi piace ricordare. Che sa di torta di ceci e di pepe. Che sa di spuma bionda fredda nello stomaco, e di un rutto cosmico alla faccia di chi ci vuole male.