La scuola è finita

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“Sonò il ‘Finis’. Il nostro buon professore claudicante e dispeptico ristette davanti a tutto quel frullare di cartelle, libri, quaderni, righe, squadre, compassi, goniometri, matite, làpissi, palle, stalle, pialle del 12, Di Stefano ora basta, che volavan su per aria.

Il Baluganti, quello col piedino storpio, fece per uscir d’iscuola ma quella carogna del Poggiàli gli fe’ cianchetta, e quel povero disgraziato finì lungo disteso per terra e ben gli sta.

Il povero professore colitico e abulico fu còlto da un moto di commozione. Una lagrima gli scendea per le gòte: “E pensare a tutto quel che ho fatto per voi, razza di pecoroni invigliacchiti, ingrati scassatesticoli!”

La mamma del Picchianti, quel tegame, andò incontro al suo figliuolo sospeso tre volte e si rivolse al bravo professore schizofrenico: “Addio, addio! La terremo nel cuore, anzi, speriamo che schianti subito così la smette di bocciare i nostri bravi alunni!”

“Oh, caro il nostro professore distònico! Com’eri buono!”, pensai piangendo. E mi asciugai il móccolo con la manica della giacchetta.”

(da un inedito di Edmondo De Amicis -forse!-)