La scuola di David Puente: Juanne Pili e lo scudo penale per i medici vaccinatori

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La scuola del debunker o fact checker David Puente ha fatto proseliti. Dopo i casi di Ygnatia Cigna e Ludovica Di Ridolfi, mi occupo oggi di tale Juanne Pili (al secolo Giovanni Pili).

Dice di sé su Facebook:

“Mi chiamo Giovanni Pili ma firmo sempre gli articoli come “Juanne” (che porca miseria è sempre Giovanni ma in Sardo, mi tocca precisarlo). Sono un giornalista scientifico iscritto all’Albo dei giornalisti dal maggio 2018 nell’elenco dei pubblicisti. Mi occupo di fact checking dal 2015.
Attualmente collaboro con David Puente nel progetto Open Fact-Checking facente parte della rete internazionale IFCN di Poynter. Faccio parte anche del programma Fact-Checking di Facebook. Precedentemente ho curato la rubrica delle bufale scientifiche su Fanpage.it, dopo una prima collaborazione con Bufale.net, Debunking.it e Bufale e dintorni.”

Su Linkedin dichiara che il suo curriculum di studi è composto dal completamento del quinquennio di un ITG nel 2001, e dall’iscrizione all’Università degli Studi di Cagliari (Scienze e tecniche psicologiche). A questo proposito afferma di aver conseguito “buona parte degli esami” ma di non essersi “mai laureato“.

Dichiara esperienza di “giornalista scientifico” per Open.Online.

Ha scritto di recente un articolo che mi ha molto allarmato, perché lo ritengo inesatto e fuorviante, intitolato “La disinformazione sullo scudo penale per i medici vaccinatori”.

Vediamo cosa dice. Parte da un intervento in video di Stefano Montanari durante una non ben meglio specificata “trasmissione” di Canale Italia in cui l’intervistato si è posto questa domanda: «perché i medici hanno chiesto l’immunità?»

Secondo Pili la domanda iniziale sarebbe sbagliata in quanto (scrive lui):

– I medici rappresentati da FNOMCeO non hanno mai chiesto l’immunità.
– Si parla di «scudo penale» ovvero un provvedimento volto a evitare cause temerarie.
– I medici restano perseguibili penalmente per qualsiasi concreto atto di negligenza, compreso l’omicidio colposo.

a) Sul fatto che i medici rappresentati da FNOMCeO non abbiano mai chiesto l’immunità, è lo stesso Pili a contraddirsi in un inevitabile effetto Streisand riportando una citazione tratta da un’intervista del Presidente dell’Associazione Filippo Anelli al Corriere della Sera. Virgoletta Pili:

“In questa fase è indispensabile uno scudo penale che consenta ai vaccinatori di continuare a partecipare alla campagna di immunizzazione senza il rischio di ritrovare il loro nome nel registro degli indagati (…), di finire sui giornali e di vivere lo stress di doversi difendere da un’accusa che non sta né in cielo né in terra. Eroi ci hanno chiamati. Eroi di che, se ci rimettiamo in prima persona?”

E’ forse vero che nessuno abbia mai chiesto l’immunità. Ma è certo che qualcuno ha ritenuto lo scudo penale “indispensabile“, parlando di “un’accusa che non sta né in cielo né in terra“. Già, ma quale accusa? Non lo dicono né Pili né Anelli.

b) Lo scudo penale non serve certo per evitare cause temerarie. Anche questa volta è lo stesso Pili a farsi autogol:

“Lo scudo penale prevede che il Giudice debba tenere conto di tre fattori legati all’emergenza straordinaria causata dal Coronavirus:

1) la limitatezza delle conoscenze scientifiche a disposizione al momento del fatto sulla patologia e sulle terapie appropriate;
2) la scarsità delle risorse umane e dei materiali disponibili in relazione al numero dei casi da trattare;
3) il minor grado di esperienza e conoscenze tecniche del personale non specializzato impiegato per far fronte all’emergenza.
(da LegalTeam)”

In breve, il medico vaccinatore può rientrare in tale scudo se non sa o se non sono disponibili conoscenze scientifiche sufficienti, se non ha personale sufficiente da impiegare nel trattamento e, audite audite, anche se non ha esperienza e anche nel caso che *non* si tratti di personale specializzato.

c) l’omicidio colposo non è un atto di negligenza, è un reato. Un crimine.

Pili prosegue imperterrito:

“Erano i tempi delle indagini di EMA sui trombi associati al vaccino di AstraZeneca. Ma più in generale è possibile che diversi eventi avversi vengano associati temporalmente al vaccino, anche se non è dimostrato un collegamento causale. Questo espone i vaccinatori alla minaccia di dover sostenere spese legali, in cause civili e penali, per non meglio dimostrati danni da vaccino. Esistono infatti «avvocati temerari» che assecondano le credenze dei propri assistiti al fine di ottenere risarcimenti e indennizzi, spesso nei primi gradi di giudizio.”

Il problema, dunque, tanto per cambiare, sono i soldi, le spese legali da anticipare, nonché gli avvocati “temerari” che hanno il solo difetto di difendere gli interessi di chi si rivolge a loro perché facciano il loro mestiere. Perché se da un lato i vaccinatori possono essere senza esperienza, non specializzati, scarsi e con limitate conoscenze scientifiche (una sorta di Armata Brancaleone buttata allo sbaraglio a combattere “li saracini”), chi si lamenta deve, per contro, dimostrare i danni da vaccino.

Cioè, io, medico, posso stabilire che tu puoi prendere un vaccino senza avere esperienza o conoscenza scientifica adeguata in materia, ma tu, avvocato, devi dimostrare con cognizione di causa che gli effetti avversi che lamenti per il tuo assistito siano causalmente e non solo temporalmente concatenati all’evento stesso. E, comunque, rimangono solo delle “credenze“.

Ora, gli unici test allergologici disponibili ed eseguibili in tempi brevi (o, quanto meno, non eonici) sui vaccini sono quelli sugli eccipienti. Non sulla parte attiva. Ma su quei componenti di qualsiasi farmaco che non hanno alcun effetto farmacologico. Come l’acqua purificata, la soluzione fisiologica, gli amidi per le compresse, un emulsionante per una sospensione e via discorrendo. Certo, non è consolante ma da qualcosa bisogna pur iniziare.

Uno dei componenti non attivi più usati è il macrogol. Che, a dosi elevate può essere usato come evacuativo in caso di esami diagnostici come la colonscopia.

Ecco, poniamo il caso che un soggetto vada in anafilassi da macrogol (evento assai raro, perché il macrogol è solitamente ben tollerato, ma statisticamente non impossibile) di chi è la colpa? Logico: è stato il cameriere nel vestibolo col candelabro!

E poi non si capisce bene il riferimento ai primi gradi di giudizio: qualsiasi causa, penale o civile può finire in Cassazione, a cui ogni soggetto può rivolgersi anche per un ricorso diretto. Viviamo in uno stato di diritto che stabilisce che chiunque ritenga di aver subito un danno possa rivolgersi al proprio giudice naturale. E questo è quanto. Parlare di “temerarietà” mi sembra quanto meno inopportuno. Se no cosa si dovrebbe dire di tutte quelle cause per diffamazione che vengono instaurate (per concludersi spesso con una assoluzione o un non luogo a procedere) contro cittadini, blogger, utenti dei social network, giornalisti stessi?

Conclude Juanne Pili:

Lo scrive così. “Un’intervento” con l’apostrofo.

L’articolo è in copia permanente qui:

https://archive.ph/xhlZ4