La richiesta di condanna dei Pubblici Ministeri per le Maestre di Rignano

Vi confesso che ho molti dubbi sul processo alle maestre di Rignano (e agli altri co-imputati), accusate di corruzione di minori, maltrattamenti e violenza sessuale.

Fin dai primi atti di indagine le accuse mi sono sembrate sempre molto labili, ci sono state decisioni che andavano decisamente a favore degli indagati, comunque adesso siamo arrivati alle battute conclusive del procedimento di primo grado (“violenza sessuale di gruppo, maltrattamenti, corruzione di minore, sequestro di persona, atti osceni, sottrazione di persona incapace, turpiloquio e atti contrari alla pubblica decenza, sono i reati contestati a seconda delle singole posizioni processuali”, scrive Yahoo Notizie, dimenticando che il reato di turpiloquio è stato depenalizzato con la legge 25 giugno 1999, n. 205, e via informando), e il Pubblico Ministero ha chiesto una pena che, nel titolone de “La Stampa” (si ancora una volta lei) viene quantificata in cinque anni, la richiesta sarebbe addirittura di dodici anni per tutti gli imputati.

Un po’ di confusione massmediologica non si nega nemmeno ai processi più torbidi e dall’esito più incerto. Cinque anni, dodici… che importa? L’essenziale è che esista il capro espiatorio, qualcosa di cui parlare. O qualcosa che possa far notizia e clamore, quando la notizia, in sé, ha ben poco di interessante e molto di incerto sul piano giudiziario.

UN colpevole si trova sempre. Per IL colpevole c’è sempre tempo.

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