La psicosi dell’ibuprofene

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Qualcuno ricorderà (ma gli italiani hanno la memoria corta) l’affaire Zitromax (azitromicina), l’antibiotico ad ampio spettro, sì, ma completamente inutile contro la malattia da covid-19, che sparì, tuttavia, dagli scaffali delle farmacie nello scorso mese di gennaio a causa di una corsa da accaparramento folle e ingiustificata.

La psicosi si ripete, in queste ore, per un principio attivo molto più comune e di più largo uso, l’ibuprofene. Per intenderci, la molecola alla base di prodotti da banco come il Moment e il Brufen. A Londra l’ho visto in vendita in questi negozi che tengono un po’ di tutto, dal tramezzino al sandwich, dai tabacchi ai Mars, fino ad arrivare alla Coca-Cola alla ciliegia (gli inglesi, si sa, hanno gusti assai discutibili), fino a un dosaggio da 400 mg.

Si tratta più propriamente di un FANS, ovvero di un farmaco antinfiammatorio non steroideo. Generalmente è molto ben tollerato (io ne faccio uso al bisogno), ma per carità non datelo a mia madre se no vi muore lì all’istante.

E’ efficace contro il covid-19? Certamente molto di più di quanto non lo sia l’azitromicina, ma rimaniamo sempre nell’ordine di idee della marginalità e della più totale incertezza.

Come sempre andiamo a vedere. L’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco), dispone di una pagina intitolata “Farmaci utilizzabili per il trattamento della malattia COVID-19” disponibile a questo link:

https://www.aifa.gov.it/aggiornamento-sui-farmaci-utilizzabili-per-il-trattamento-della-malattia-covid19

Cosa ci sarà scritto? Questo:

“AIFA fornisce in questa sezione informazioni aggiornate sui farmaci utilizzati al di fuori delle sperimentazioni cliniche, come quelli commercializzati per altre indicazioni che vengono resi disponibili ai pazienti, pur in assenza di indicazione terapeutica specifica per il COVID-19, sulla base di evidenze scientifiche spesso piuttosto limitate. Proprio in considerazione dell’alto livello di incertezza con cui queste terapie sono messe a disposizione e del particolare stato di emergenza rispetto ad una pandemia che stiamo imparando a conoscere giorno per giorno, si ritiene importante aggiornare continuamente le informazioni relative alle prove di efficacia e sicurezza che si renderanno a mano a mano disponibili.”

Colpiscono in particolare le espressioni “assenza di indicazione terapeutica specifica”, “evidenze scientifiche spesso piuttosto limitate” e “alto livello di incertezza”.

In breve: l’ibuprofene non cura il covid-19 in maniera specifica, ma serve solo ed esclusivamente ad alleviarne alcuni sintomi, tra cui mal di testa e algìe muscolari e di vario altro tipo.

Da dove lo si evince? Da una scheda, messa a disposizione della stessa AIFA e denominata “Raccomandazioni AIFA sui farmaci per la gestione domiciliare di covid-19“. Qui trovate il documento integrale.

Oltretutto, nella scheda non si parla in maniera specifica dell’ibuprofene, ma più genericamente di FANS. E i FANS sono tanti. C’è l’ibuprofene ma anche il naprossene (sodico, generalmente), e perfino la tanto vituperata nimesulide (l’Aulin, per intenderci), che una volta tutti compravano a tonnellate e che adesso pare faccia male, ed è acquistabile solo dietro prescrizione di ricetta medica. Mode.

All’occorrenza si può usare anche il paracetamolo (la comune Tachipirina).

Much ado about nothing.