“La nostra vita” vince Cannes, ma si puo’ anche non guardare

"La nostra vita" è un film che rappresenta un collage di interpretazioni che vanno dall’apprezzabile al pregevole, fino ad arrivare al premio ex aequo come miglior attore a Elio Germano al Festival di Cannes.

Bravi tutti davvero, sì, bravi, ma il film, come contenuti e come intreccio non convince.

La presunta rappresentazione del solito e stereotipato "spaccato della società italiana" (espressione con cui tutti si sciacquano la bocca) è, in realtà, un guazzabuglio di bozzetti, personaggi e comportamenti discutibili, dal pusher in carrozzella interpretato da Luca Zingaretti che spaccia in casa e dovrebbe instaurare relazioni di affettività con i suoi clienti (sì, ma quando mai) alla reazione della moglie del protagonista, quando il marito scopre il cadavere di un irregolare romeno nella tromba dell’ascensore, che non si oppone al silenzio pur di non far fermare il cantiere.

Film incerottato, con la colonna sonora sguaiata di Vasco Rossi cantata a squarciagola come se fosse specchio di una disperazione che deriva solo dall’essere burini.

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