La morte di Gianni Baget Bozzo



Gianni Baget Bozzo è morto.

Si dovrebbe e si deve avere nei suoi confronti quel sentimento di umana pietà che il senso comune impone per ogni persona che muore.

Personalmente trovo profondamente ingiusto che chi muore, per il solo fatto di essere morto, debba vedersi cancellate tutte le colpe e assiso sui troni dell’oblio, ma più che altro del perdono o della sufficienza.

Accadde così soprattutto con Craxi, e noi ci samo dimenticati che è stato condannato rispettivamente:

    * a 5 anni e 6 mesi per corruzione nel processo Eni-Sai;
    * a 4 anni e 6 mesi per finanziamento illecito per le mazzette della metropolitana milanese

Ovviamente gli sono state intitolate strade e piazze, e magari, se i rimanenti processi che si sono conclusi per la sua morte fossero andati fino in fondo, magari anche una sala di Montecitorio.

Adesso il rischio è quello di definire Gianni Baget Bozzo uno dei più grandi intellettuali del nostro tempo.

Estremamente critico sul pontificato di Wojtyla, ha difeso a spada tratta Ratzinger, anche se per 10 anni, il futuro prete cappellano di Arcore è stato sospeso a divinis per essere stato eletto nelle file del Partito socialista al Parlamento Europeo.

Fu uno dei più tenaci detrattori dell’azione dei magistrati ai tempi di Mani Pulite.

Riceverà i conforti del funerale religioso officiato da Angelo Bagnasco e il pianto di Silvio Berlusconi. Ora che Gianni Baget Bozzo è morto la sua testa sarà, se possibile, ancora più vuota di pensiero.

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