La morte di Eleonora Bottaro: alcune motivazioni della Corte d’Appello

“L’ordinamento non pone il diritto di vita o di morte dei figli nelle mani dei genitori, al contrario i genitori sono custodi della vita dei figli, che hanno l’obbligo di proteggere“ “sottrarre la figlia all’unica cura che la scienza medica conosce e che, fortunatamente, è anche una cura con elevata possibilità di successo, non è una scelta che risponda a prudenza e perizia. La salute di un figlio non può essere lasciata al mero arbitrio del genitore che senza alcun vincolo possa adottare qualunque scelta a suo piacimento, come se il figlio fosse una sua mera estensione secondo una prospettiva che, dietro una apparente modernità, finisce per negare al figlio la sua natura di soggetto autonomo portatore di diritti propri” (…) “I genitori erano convinti che Eleonora non dovesse sottoporsi alla chemioterapia. Hanno scelto di sottrarla all’unica cura riconosciuta come tale dalla medicina, e di lasciare che il tumore guarisse da solo” (…) “Il genitore viene meno ai suoi doveri di cura e tiene una condotta gravemente negligente e imprudente, quando a una di queste teorie prive del minimo valore scientifico affida la vita del figlio”.

Sono questi alcuni stralci delle motivazioni della sentenza di appello che ha condannato a due anni di reclusione ciascuno (pena sospesa) i genitori di Eleonora Bottaro, che rifiutarono la chemioterapia come cura della leucemia che aveva colpito la figlia, a favore delle teorie del medico tedesco (radiato dall’ordine, e successivamente deceduto) Ryke Geerd Hamer. Ancora Maalox.

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