La lunga notte del decreto flussi

I primi migranti hanno iniziato a fare la fila di fronte ai 5 uffici postali abilitati di Pisa fin dalle 13:30 del 13 marzo, quindi 24 ore prima che la posta fosse autorizzata a ricevere le domande del decreto flussi. A sera, intorno alle 22:30 erano ovviamente in molti di più a sopportare il freddo di questa fine d’inverno e il disagio di dover trascorrere una notte fuori, in alcuni casi senza nemmeno un riparo.

Abbiamo fatto il giro di tutti gli uffici postali portando acqua, tè caldo e qualcosa da mangiare che sono stati accolti dai migranti con piacere data la temperatura che non permetteva di dormire e la noia data dal tempo che sembrava non passare. Alcuni dei migranti in fila ricevevano visite dai loro amici, a prova di una solidarietà all’interno della loro comunità ma anche perché in molti casi anche loro avevano dovuto affrontare la lunga notte dei flussi perseguendo la speranza di una regolarizzazione difficile, impossibile, da avere se non in quella particolare giornata in un anno intero.

Gli altri soli in fila parlavano, ci raccontavano di essere in fila già da ore per portare la domanda per sé o per un parente, che speravano di rientrare nelle quote quest’anno, essendo tra i primi, ma che sapevano che era difficile, l’ avevano provato per anni senza rientrarvi. Una signora rumena raccontava di fare la fila per qualche ora e poi un’amica l’avrebbe sostituita in coda perché doveva andare a vedere come stava la signora per cui faceva la badante, che già prima si era fatta sostituire per andare a prepararle la cena. Era li in fila per regolarizzare un lavoro che già svolgeva e che anche senza contratto non si sentiva di disattendere, nemmeno in quella notte.

Ovviamente erano tutti ansiosi, nessuno voleva perdere il posto nella coda e per questo a tutti gli uffici postali si sono autorganizzati facendo delle liste e per permettersi di rinfrancarsi dal freddo e dalla fame, facevano l’appello ogni 2 o 3 ore. Liste che speravano venissero rispettate anche all’apertura delle poste, infatti altre volte non era successo creando momenti di panico e disordini all’apertura. Si contavano su una mano i datori di lavoro che erano in fila. In realtà per la legge, ma anche secondo le dichiarazioni del Ministro Pisanu, avremmo dovuto trovare solo datori di lavoro a fare la fila, dato che i migranti “oggetto” di richiesta per lavoro sarebbero dovuti essere tutti nei loro paesi. Ma in realtà solo migranti irregolari e clandestini erano in fila a sfidare le pattuglie della polizia che spesso passavano davanti alle poste e che il giorno dopo presidiavano le poste, ma a sfidare soprattutto il pericolo dell’ espulsione .

Al mattino presto abbiamo fatto ancora il giro degli uffici postali a portare una colazione calda. Oramai erano tutti in fila, avevano smesso di fare appelli e le ansie e la frenesia aumentavano. Tutti avevano stretti in mano i moduli riempiti, li guardavano in continuazione alla ricerca del minimo errore che avrebbe voluto dire l’esclusione dalle quote: la marca da bollo nel posto sbagliato, il colore della penna, la cancellatura potevano essere fatali.

Chiedevano rassicurazione facendo vedere i moduli ai rappresentanti delle associazioni che erano lì per dare supporto, a volte li abbiamo ricompilati, altre volte completati perché mancavano dati, altre ancora, come nel caso di un gruppo delle Filippine fatti ex-novo, ma spesso solo rassicurati che andava tutto bene. Non era facile la compilazione delle richieste, molte e minuziose le regole sostanziali e formali da rispettare, con delle indicazioni che sono giunte in ritardo dal ministero e nemmeno precise.

Gli uffici postali si sono aperti al pubblico al solito orario, ma i migranti dovevano continuare ad aspettare fino alle 14:30.

Finalmente arriva il momento a Pisa come in tutta Italia, si perché dei 500 mila migranti di fronte alle poste, solo 170 mila verranno accolte, per cui è veramente una lotteria che finisce per dipendere anche da quanto veloce è il dipendente delle poste che riceve e invia la domanda. Ma mentre i primi della fila hanno buoni motivi per sperare, gli altri già si sentono di venir rifiutati alcuni per la prima volta ma più spesso alla seconda o terza.

Alle poste centrali di Pisa fanno entrare i primi venti, gli altri si accalcano per la paura di non entrare e una signora sviene, quando arriva il 118 si è già ripresa, ma firma per rimanere:andarsene significava perdere il posto in fila, non presentare la domanda e perdere qualsiasi speranza di uscire dall’irregolarità e dall’invisibilità.

La prima della fila riesce a presentare la domanda, dopo 24 ore di sacrificio, come diceva lei, e dalla stanchezza, ma anche dalla felicità e da una speranza che forse si realizzerà, si mette a piangere, come se avesse già vinto quella lotteria. In 30 minuti , il tempo in cui sono state presentate tutte le domande, si è esaurita l’ansia accumulata da queste persone nelle ultime 30 ore. Dopodiché tutti sarebbero tornati lavoro in cantiere, a fare le pulizie a preparare il pranzo alle famiglie e agli anziani di Pisa.

Ai cinque uffici postali di Pisa sono state presentate 441 domande. Di queste ci vorranno ancora mesi prima di sapere quante sono state accettate. La lunga notte dei flussi è terminata, ma c’è ancora da aspettare per sapere se quel lavoro che i migranti svolgono in italia da più o meno tempo permetterà loro di regolarizzarsi.

Ciò a cui abbiamo assistito in questi giorni davanti alle poste crediamo sia la cartina tornasole di come la legislazione sull’immigrazione in Italia sia espressamente razzista. La violenza psicologica a cui i migranti sono stati sottoposti in questa settimana è assolutamente inaudita, costretti ad attese, notte e giorno, davanti alle poste. Immagini che richiamano una schedatura da campo di concentramento. I migranti diventano oggetto di una vera lotteria per raggiungere un permesso di soggiorno che in molti casi non otterranno, pur avendone i requisisti.

Rebeldia, Mezclar e Africa Insieme hanno svolto in questi giorni attività di assistenza e sostegno, visto che nessun altro ente o associazione ha ritenuto di dover intervenire a sostegno di coloro che attendevano al freddo l’apertura degli uffici postali.

da: www.rebeldia.net

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