La lista e l’algoritmo di Alex Orlowski

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Alex Orlowski. Chi è costui? Boh! Illustre sconosciuto. Ma andiamo a vedere.

Sul suo sito web si autodefinisce

“Film director – Social media intelligence – 360° Art Director and Strategist”

che, voglio dire, se è scritto in inglese deve essere una roba seria per forza.

La sua pagina è salvata, in copia permanente, qui: https://archive.ph/ju4Eg. Cliccateci pure tranquillamente senza timore di regalare la vostra consultazione alle sue statistiche.

Di sé scrive, tra l’altro:

“Il mio nome è noto, in ambito internazionale, come creativo e regista di numerosi videoclip musicali e spot pubblicitari, insigniti da numerosi premi di settore.”

Ah beh, allora…

Ma soprattutto:

“In questi anni ho inoltre sviluppato un tool di Big Data Analytics che permette di monitorare le reti sociali e qualunque informazione o commento che si incontri sul web. Incrociando tra loro le informazioni raccolte e analizzando il sentiment in tempo reale, è possibile creare strategie e contenuti creativi più efficaci.”

Inquietante. Cioè, ci sarebbe un “tool di Big Data Analytics” che monitora le reti sociali e “qualunque informazione o commento che si incontri sul web“. Il Grande Fratello je spiccia casa a questo. Col “sentiment“, beninteso.

Immagino che alla base del funzionamento di un “Big Data Analytics” risieda un algoritmo. E sono anche abbastanza certo che questo algoritmo sia proprietario e che non sia dato conoscerne le specifiche. Disdettaccia!

Comunque, bellino assai. A cosa serve? Ma a redigere una lista (eh, sì, “la lista è vita”, diceva Izak Stern) di account filoputiniani presenti su Twitter.

Ne parla in dettaglio la rivista “Rolling Stone”. Dove Orlowski scrive di aver lavorato

“analizzando 639mila tweet dei 551 account che utilizzano chiaramente la Z della propaganda russa”.

Ohibò. Cazzo è la Z? Io sono fermo a “zuzzurullone” e a Don Diego de la Vega. Mi sono perso qualcosa? Pare proprio di sì:

“un segno di riconoscimento utilizzato per evitare che i soldati cadano vittime del fuoco amico, una metodologia già praticata da diversi eserciti nel corso della storia.”

e, inoltre,

“la Z è diventata un simbolo di propaganda a tutti gli effetti: mostrarla equivale a dare sostegno all’operazione militare di Putin in Ucraina, creando una connessione molto forte con le azioni compiute dall’esercito.”

Lo vedete cosa succede a non essere “studiati”?

Per stabilire quanti siano gli Z in Italia, Orlowski chiarisce queste premesse del proprio lavoro:

“Per la nostra ricerca siamo partiti da un gruppo di account selezionati, riconosciuti come vicini a posizioni filo-russe che sostengono apertamente in pubblico. Nello specifico, si tratta di otto profili Twitter anonimi che adottano la Z e ne sostengono la causa. Partendo da qui, abbiamo ricostruito una rete di altri account ad essi collegati. Profili simili tendono a seguirsi a vicenda: perciò, partendo da una selezione, siamo riusciti a risalire a tutta la rete, tracciando una mappa della bolla di riferimento.”

Cioè, si parte da otto profili ANONIMI. Premesso che di anonimo è rimasto ben poco in rete, e che i profili suddetti possono essere tutt’al più pseudonimi, è logico che, al primo livello, l’algoritmo scenda acriticamente (è fatto per questo, per essere acritico, se no che algoritmo sarebbe?) a grappolo agli account ad essi collegati. Con quali criteri non è dato saperlo.

Ma quello che è più inquietante è l’affermazione secondo cui “Profili simili tendono a seguirsi a vicenda”.

Ora, io ho Telegram. Su Telegram seguo alcuni (pochi) canali. Uno di questi è il canale di Francesca Totolo. Detesto le sue posizioni politiche, non spenderei nemmeno un centesimo per comprare uno dei suoi libri. Ma certe sue segnalazioni sono degli ottimi spunti di approfondimento per i temi che mi interessano. Posso seguirla su Twitter, ammesso e non concesso che io ci sia, o rischio di essere fagocitato dall’algoritmo e immediatamente catalogato come profilo “simile” e, quindi, per equazione frettolosa e successiva, essere chiamato “fascio”?

Quando ero su Twitter ho seguito per anni l’account di David Puente finché non sono stato da lui scassato dalla carta geografica. Sono un pro-vax per questo? Ma manco per il cazzo.

L’algoritmo di Orlowski, dunque, parte subito male. E’ antidemocratico. Assume per tabulas che chi segue qualcuno sia necessariamente d’accordo con lui. E questo non può essere dato per certo o assodato a priori.

Conseguenza logica è che TUTTA l’analisi successiva ne risulti falsata e, come si dice in tedesco, unanwendbar.

Perché? Perché

“I filtri applicati nella ricerca sono scelti e focalizzati su emoticon o espressioni specifiche di questa comunità online”

Cioè, se io uso una determinata emoticon posso, in teoria e in pratica, essere inserito nella lista.

Ora, prendiamo il caso della classicissima faccina che ride, quella che, con alcune varianti, veniva scritta :-) ai tempi della telematica amatoriale.

Se io la metto (ma il mio odio viscerale per le emoticons è ultranoto), e metto SOLO quella, rido perché sono d’accordo o perché sto perculeggiando l’interlocutore? In entrambi i casi rischio di entrare nella lista. O di non entrarci. E, così, il dato non è più scientificamente elaborato, non è più asettico, affidabile, ma diventa, al contrario, il frutto di una elaborazione faziosa e di parte.

Seguono poi a cascata i grafici dell’indagine. E, come è logico, quando si va a pesca di polpi, qualche sardina la si prende per forza. Cosa c’entrano le sardine coi polpi? Nulla, infatti. Ma trascinando le reti qualcosa che non c’entra nulla lo si acchiappa sempre. Ad esempio qui:

“Il grafico ci dice quali account vengono menzionati maggiormente dagli utenti legati alla Z.”, scrive Orlowski. E quali sarebbero questi account? Ma YouTube, per esempio, che diamine. Dato fondamentalissimo perché si sa che in genere non lo cita mai nessuno. E poi Enrico Letta e Giorgia Meloni (anche gli algoritmi sono per la par condicio). Ma anche “Valentina“. Chi mai sarà? E, soprattutto, a cosa mi serve saperlo? Solo perché questi account vengono citati (magari come fonti, chi lo sa, sapete, c’è sempre chi ha il maledetto vizio di scrivere “Ho letto qui che…“) devo concluderne che siano filoputiniani anch’essi? O che non lo siano?

E tutto questo a cosa serve? A definire il Paese “Italietta fascia, rossa, bruna, boh” (titolo dell’articolo di Rolling Stone).

Ma io lo sapevo già. Non ho mai avuto bisogno di un algoritmo per questo.

E la privacy? Già, come sta messo il sito di Orlowski a livello di privacy e cookie policies?

Semplice. Non ce ne sono. Nulla. Zero. Rien. Nada. Nothing. Nichts. Per i contatti è specificato solo un numero di telefono inglese.

E dov’è ospitato il dominio? Facile anche questo:

Nelle Baleari. Che si trovano in Spagna. Che si trova a sua volta nell’UE.

Quindi, per favore, dato che io sui social non ci sono, faccia un pochino il favore l’algoritmo di analizzarmi questo gran paio di ciùfoli!