La libreria al buon romanzo

“Spiacenti, ma non abbiamo più il libro di Valérie Treirwieller MA ci restano opere di Balzac, Dumas, Maupassant etc…”

Sono cartelli simili a questo quelli che sono apparsi sulle porte d’entrata di parecchie librerie francesi all’indomani dell’uscita del libro-scandalo di Valérie Treirwieller sui suoi primi e unici sei mesi all’Eliseo con François Hollande, uno degli sputtanamenti libresco-presidenziali periodici di cui da Lady Diana in poi ci hanno fatti avvezzi.

Nocciolo del messaggio: “Noi gli autori li vendiamo TUTTI, però guardate che ce ne sono di molto più interessanti nella nostra letteratura nazionale e, volendo, si possono anche leggere.”

Ora ve la immaginate una libreria che esponesse un cartello simile in Italia? “Guardate, ci dispiace, il libro di Bruno Vespa è andato esaurito, ma ci restano delle edizioni (peraltro economiche) di Italo Svevo e di Alessandro Manzoni”.
Quella libreria chiuderebbe in tre ore. “Ma come, è finito Vespa? E magari non hanno più nemmeno Francesca Bosco, Federico Moccia, Susanna Tamaro, Alessandro Baricco… come faccio io stasera ad addormentarmi senza l’ultimo di Sveva Casati Modignani?? No, no, via, via, ma quale Svevo e Manzoni??”

L’umorismo dei francesi non è per niente sovrapponibile alla nostra ottusa permalosità, è per questo che loro sono lontani anni luce e noi siamo ancora fermi ai francesi che s’incazzano e ai giornali che svolazzano.

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