La lettera agli studenti del Direttore dell’USR Marche Marco Ugo Filisetti: ma il fascismo non è un “sogno”

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Il 21 aprile scorso, il Direttore dell’Ufficio Scolastico Regionale delle Marche Marco Ugo Filisetti, ha inviato a tutti gli studenti della Regione una lettera che qui vi ripropongo, in occasione dell’imminente festività dell’ormai trascorso 25 aprile.

Vi si leggono passaggi e frasi che, a mio parere, stonano con il significato autentico della festa. Come questa:

“Quell’immane conflitto (la seconda guerra mondiale, nda) ha visto un’Italia scissa e martoriata, un’Italia che si è fronteggiata per le rispettive ragioni, per i rispettivi sogni di cui era carica: uno scontro marcato dal ferro e dal sangue che ci ha diviso, frantumato.
Ma dopo quella grande catastrofe ci sia ora il superamento delle antitesi disperate, delle demonizzazioni reciproche, il riconoscimento per tutti nella propria storia, per ricostruire giorno per giorno questa Italia, per proiettare nel mondo un’Italia unita, forte, libera, che possa fronteggiare col lavoro la competizione mondiale.”

Ora, c’è da osservare che nel testo della lettera non c’è il purtuttavia minimo richiamo al valore supremo che ha caratterizzato quel 25 aprile: l’antifascismo. C’è solo una generica allusione alla contrapposizione di due “ideologie” contrastanti. Già, ma il fascismo non è un’ideologia, è un crimine, non un “sogno”. Non si fronteggiavano, faccio per dire, i comunisti e i liberali. Si fronteggiavano la giustizia sociale e la negazione dei diritti individuali. Non dimentichiamo che tra le fila dei partigiani figuravano anche molti cattolici. Come Tina Anselmi, tanto per fare un nome a caso. Si sono fronteggiati la dittatura contro la democrazia, il regime autoritario contro il pluralismo delle idee, la ragione contro il torto.

Non si può parlare di “demonizzazioni reciproche”, perché l’unico vero demonio era il regime di Mussolini. E quelle che Filisetti chiama “antitesi disperate” non vanno affatto superato, perché se no si perde completamente il senso della storia. Se non si ricorda alle giovani generazioni che chi ha vinto, con la forza della ragione più che con quella delle armi (perché di armi ne avevano assai pochine, poveretti) sono stati i partigiani, e che è stato il loro sacrificio, non quello dei fascisti, a concimare la terra su cui sarebbe fiorita la Costituzione della Repubblica (“dal letame nascono i fior”), si fa un torto alla verità.

Le leggi razziali, la sciagurata decisione di entrare in guerra, 20 anni di regime, l’alleanza con la Germania nazista di Hitler. Queste furono sciagure, altro che “sogni”. Non si può dire “superiamo tutto” perché i fascismi, oggi, sono tanti e variegati. Occorre stare molto all’erta perché quei crimini e quei criminali non sono morti, hanno trasmesso la loro follia fino addirittura ai nostri giovani, quegli stessi giovani che il Direttore dell’USR Marche invita a ritrovare l’entusiasmo dell’amicizia: già, ma come si fa ad essere amici di un crimine o, peggio ancora, di un criminale?

Un testo, dunque, che presenta connotazioni di forte criticità e che si presta a molteplici interpretazioni. Forse avrebbe trovato miglior destino in uno dei tanti cassetti polverosi della Pubblica Amministrazione.