La foto dei bambini di una scuola elementare di Genova in ginocchio per mancanza di banchi

Reading Time: 3 minutes

Circola in queste ore una foto “virale”, come se di viralità non ne avessimo abbastanza.

Ritrae dei bambini della scuola elementare Castelletto di Genova, in ginocchio sul pavimento a colorare e disegnare sulle sedie per la totale mancanza di banchi nell’aula.

A scattare la foto sarebbe stata l’insegnante. L’immagine ha poi fatto il giro della scuola e delle istituzioni, giungendo a conoscenza del Governatore della Liguria Toti, che l’ha ripubblicata, oscurando i volti dei bambini (il minimo!), o, comunque, rendendoli irriconoscibili, su Twitter. Da qui il putiferio: “Ma come? Il primo giorno di scuola una classe senza banchi?” “Indecente, indegno di un paese civile (civile?) come l’Italia (Italia? Civile? Ma da quando??)”, “La Azzolina dovrà risponderne!”

Ma quale Azzolina? Qui la prima che deve risponderne, intanto, è l’insegnante che ha scattato la foto, atteggiamento appena appena definito “una ingenuità” da parte del Dirigente Scolastico, secondo quanto riferisce l’Huffington Post.

Una ingenuità?? E’ stata come minimo irresponsabile. Perché i minori non si fotografano MAI, nemmeno se si ha l’autorizzazione a farlo da parte delle famiglie che solitamente viene richiesta all’atto dell’iscrizione. Ma viene richiesta per pubblicarla sul giornalino scolastico, per uso interno, per fare dei cartelloni da appendere in classe. Non per farla girare su WhatsApp prima e sui social network dopo. Perché lo dovresti sapere come vanno queste cose. Basta un clic per sputtanarsi.

L’insegnante voleva denunciare la carenza o la assoluta mancanza di banchi nella sua scuola? Perfetto, suo sacrosanto diritto. Ma allora scattava una foto alla classe VUOTA, e la mandava a chi le pareva. Al Dirigente, ai colleghi, alle redazioni dei giornali nazionali e locali, al TG regionale, ai GR, ai programmi radiofonici e televisivi di approfondimento, al sindaco, al Presidente della Provincia, alla Azzolina, ai deputati, ai senatori, a chi pareva a lei.

Ma coi bambini in ginocchio no.

Che, poi, voglio dire, sei un’insegnante strapagata dallo Stato, non sai fare lezione senza banchi? Possibile che tu non conosca delle attività, dei giochi, della didattica da fare tutti insieme in cerchio o a piccoli gruppi, mantenendo le debite distanze di sicurezza? Che so, delle vecchie e care esercitazioni alla lavagna, non per valutarli, ma come semplice prova d’ingresso, considerata la situazione di emergenza.

Ai bambini bisogna dare il benvenuto, il primo giorno di scuola, fare accoglienza, e se qualche bambino si fosse messo a disegnare in ginocchio bisognava farlo rialzare e dirgli “vieni, adesso facciamo qualcos’altro”. Perché i bambini in ginocchio mi ricordano tanto i ceci di cui mi parlava la buonanima di mio padre, collocati dietro la lavagna, che lui scansava e mangiava, perché non gli facessero male. Non che i bambini di Genova siano stati collocati in ginocchio per punizione, per carità, non intendo dire questo, c’era una necessità dettata da problematiche contingenti. Ma questa necessità poteva e doveva essere superata. Inginocchiarsi è un gesto comunque degradante per un minore (e non solo!). E il Dirigente Scolastico ribadisce che quella foto “ritrae bambini che, durante una attività didattica stanno disegnando sereni in libertà”. In libertà? Disegnare senza banchi e in ginocchio è un segno di libertà?? Strano concetto il suo, quello dell’essere liberi e sereni in un contesto di apprendimento, accoglienza, interrelazione come dovrebbe essere quello scolastico. Liberi di cosa? Di mettersi in ginocchio perché (e sono sempre parole del Dirigente) “nel primo giorno di scuola, che è stato un giorno di festa, abbiamo solo evitato di rimettere quelli vecchi”? Ma meglio, mille volte meglio, i banchi vecchi sgraffiati, lesionati e scarabocchiati (ah, il chewing-gum appiccicato sotto!) che nessun banco.

Sono bambini. Lasciateli stare. E se possibile proteggeteli. Anche dai selfie facili dei loro insegnanti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.