La distrazione massmediologica di massa e la trattativa stato-mafia

Tratto da www.corriere.it

Screenshot da www.ilcorriere.it

Il Pubblico Ministero Antonio Ingroia, con ogni probabilità, è già in Guatemala. Procuratore capo e altri magistrati della Procura di Palermo potrebbero venir messi sotto procedimento disciplinare per gli stràscichi delle indagini sulla trattativa stato-mafia. Di cui, peraltro, non si sente parlare.

Siccome in Italia se di un fatto non ne parlano tutti vuol dire che non interessa a nessuno, ecco che si parla di altro. E’ il sempiterno tentativo di sviare l’attenzione da un fatto (l’indagine, i documenti pubblicati e le opinioni connesse) a qualcosa di diverso, perché così, notoriamente, il fatto “sparisce”.

Quando qualcosa avviene sotto gli occhi di tutti esiste. Se la gente non lo guarda, allora vuol dire che quella cosa non c’è. Per cui, quello che c’è è il dibattito sul fatto che Carolina Kostner abbia o no perdonato il fidanzato che ha fatto uso di doping, il come mai la Minetti si sia messa per due volte e in due occasioni lo stesso vestito e che Belén e il moroso sono stati denunciati per rapina.

Qui non si tratta di dare ragione o torto a dei magistrati inquirenti (che mi risultano essere PARTE nei processi). Qui si tratta di riportare un’informazione essenziale su un fatto gravissimo (una presunta trattativa tra stato e mafia non è “acqua da occhi”, come diceva la mi’ nonna Angiolina). E se questa informazione non viene data, con il collasso olimpico in primo piano, le ondate di caldo dai nomi storico-mitologici, e l’inevitabile gossip ferragostano, se non viene mantenuta vigile l’opinione pubblica è segno che anche giornali, radio, TV e web sono incatenati a logiche di deviazione e di distrazione. Se un solo quotidiano (che, oltretutto, non percepisce il finanziamento pubblico) contro tutti gli altri (che il finanziamento pubblico lo percepiscono e come) ne parla, questo è già un dato macroscopico, indipendentemente da quello che si possa pensare di quel quotidiano o di quel giornalista. Se sono notizie false, l’ho detto, quel quotidiano dovrebbe sparire dalla faccia della terra, i suoi giornalisti mandati a raccogliere i pomodori nei campi, e i magistrati che vi indagato cacciati con disonore da tutte le scuole del Regno. Ma se le notizie sono vere allora è diritto del cittadino attingervi e avere una pluralità di voci che contribuiscano alla sua visione personale delle cose di cui si sta parlando.

Ci stanno togliendo la possibilità di criticare Ingroia per le sue esternazioni personali e politiche, ci stanno togliendo il diritto di non essere d’accordo con lui (ad esempio, che potrebbe essere un bisogno sentito da una parte della pubblica opinione). Ci stanno togliendo i nostri interlocutori proprio nel mentre stanno dicendo qualcosa. Non mi è mai capitato di parlare con qualcuno che sta facendo qualcosa che abbia una prospettiva di durata di qualche anno e il giorno dopo ritrovarmelo in Guatemala (“Come mai?” “Eh, sai…”). Io voglio Ingroia non perché mi interessi stare dalla sua parte, tutt’altro, ma, paradossalmente, proprio perché non voglio stare da nessuna parte, neanche dalla sua. Non mi interessa niente se era un pubblico ministero troppo “esposto”, è un suo diritto esternare il suo pensiero, e se lo fa può essere criticato come qualunque altro cittadino. Ma ci stanno togliendo gli interlocutori e il materiale di discussione da sotto al naso.

Ci stanno togliendo questo, e probabilmente molto altro. Ma cosa ce ne frega a noi, tanto abbiamo le Olimpiadi…

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