La didattica in presenza è un puntiglio

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Questo governo sta scherzando col fuoco.

E’ chiaro a tutti, ormai, che si DEVE riaprire e IN PRESENZA, senza ritardi o ulteriori scivoloni.

Non è una questione squisitamente didattica (di didattica il governo ne capisce ben poco), è una questione di puntiglio. Che è molto peggio di una questione di principio, perché i principii, almeno, sono cose nobili.

Si torna a scuola in presenza perché lo di deve fare. Perché qualcuno ha deciso che la DaD, che pure ci ha salvato la vita, più e meglio dei vaccini, quando i vaccini non c’erano, non s’ha da fare. Hanno un bel dire le Regioni. Vogliono far slittare la “riapertura” (termine orrendo) a fine gennaio? E il governo non glielo concede. Punto.

La motivazione ufficiale risiede nell’evitare stress psicologici o ben peggiori conseguenze agli studenti. Ma quale conseguenza può essere peggiore di quella di rimetterci la salute e, in casi estremi, la vita? Il punto è un altro: sono LORO che non vogliono rimetterci la faccia.

Perché altrimenti non si capisce come e perché demonizzare quello che, a tutt’oggi, è e rimane uno strumento. Validissimo, ma pur sempre uno strumento.

E’ come prendersela con i coltelli perché qualcuno potrebbe sviluppare una psicosi omicida e ucciderci qualcuno anziché affettare la carne. O con le chiavi inglesi, perché, sempre qualcuno, potrebbe usare quella del 40 per darla in testa a qualcun altro anziché svitarci i bulloni.

Qualche bravo e preparato epidemiologo ha detto che rinviare le lezioni in presenza a fine gennaio potrebbe essere utile per prevenire ulteriori infezioni e prparare strategie contenitive per il futuro. Cosaaaaa???? Ha osato dire una roba del genere? Come si permette? Noi siamo la politica, cosa c’entrano adesso gli scienziati? Decidiamo noi della salute dei cittadini, specie dei più giovani.

Non ascoltano neanche i presidi: Giannelli, già famoso per una qual certa sua “rigidità” sulla scuola in presenza, ha dichiarato che slittare al 30 gennaio potrebbe essere una operazione utile.

Si vive (e si muore) perché non si può negare agli studenti di assembrarsi all’ora della ricreazione, perché non possiamo togliere loro l’impulso creativo di sporcare le aule, attaccare il chewing-gum sotto i banchi, incendiare i cestini della carta, riprendere l’insegnante di nascosto, fare i selfie alle proprie pirlate per poi metterle su Instagram e TikTok o come cavolo si scrive.

Nulla da fare: 171.000 casi di infezione e le scuole DEVONO riaprire. Non si può stare sempre in vacanza. Come se la DaD fosse vacanza e non lavoro. E che lavoro!

Ho visto colleghi che non sapevano nemmeno aprire una mail reinventarsi per tirare a campare l’ultimo anno prima del pensionamento. Hanno fatto proprie espressioni come “Google Suite”, “Calendar” e “Classroom”. Gente che non sapeva muovere un mouse e che alla fine padroneggiava il registro elettronico meglio di Spaggiari. Invano.

Non cederanno su nulla. Ma gli conviene?