La De Estremitatis dal Dirigente Scolastico

Reading Time: 3 minutes

 1,509 total views,  11 views today

Nell’atrio c’è aria di buriana. Tormenta, tempesta, maltempo, temporale, diluvio, uragano.

La nostra buona bidella Otilia è andata a rifugiarsi nel gabbiotto delle scope, dei secchi e degli strofinacci e lì ha chiesto asilo politico dichiarando fedeltà al Conducator. La professoressa Acidophili sembra una vipera che ha appena morso la preda e che deve recuperare tutto il suo veleno. Si è rannicchiata e attorcigliata in sala docenti e fa finta di bere il caffè.

Si vocifera, si mormora, si insinua, si bisbiglia che la De Estremitatis sia stata richiamata nientemeno che dal Dirigente invitata a presentarsi “con cortese immediatezza” nel suo ufficio.

Il grave annunzio le è stato recato dal nostro bidello Antenore, che è entrato in classe con aria mesta e contrita e, forte del dono della sintesi che da sempre lo caratterizza, ha esaurito il suo compito rivolgendosi alla sciagurata:

“Professoré’, te vo’ lu prèside!”

I megafoni dell’Istituto hanno allora diffuso a reti unificate le note struggenti dell’attacco del “Confutatis maledictis” dal Requiem in re minore di Mozart, e così è iniziata la messa alla gogna e il triste cammino della collega. Qualcuno versa una lacrima sul suo lento passo, qualcun altro le getta un fiore. C’è chi le mormora un “addio” a voce bassa. Il professor Crucefixis biàscica distratto un pateraveggloria. Quei piedi che la De Estremitatis tanto ammirava, adesso càlcano il freddo pavimento di linoleum che la conducono innanzi all’Autorità Suprema.

Il nostro Dirigente Scolastico, il professor Ferocius De Leonibus, ha un curriculum vitae di tutto rispetto. Ha fatto il militare a Bassano e ha marciato per chilometri sotto la pioggia al canto di “Mi sun alpin, me piase el vin” e con due cordiali in corpo fin dalle 8 del mattino. Successivamente si è distinto con una medaglia al valore, perdendo un’unghia e 200.000 lire nella Battaglia di Voltarrosto, dove ha cacciato gli infedeli dal sacro suolo patrio. Si è laureato in criminologia applicata presso la pia Università Cattolica dei Frati Zoccolanti e coltiva la vendetta come la più eccelsa tra le virtù umane.

Dietro alla De Estremitatis si chiude la porta blindata e nessuno saprà cosa accade dietro a quell’improvvisato Conclave. Nessuno tranne la Cervelletti, che si è messa ad origliare e a spiare dal buco della serratura. Metodi antichi ma sempre efficaci.

“Ha preso il trinciapolli!!”, comunica preoccupata la Cervelletti al capannello delle pie donne riunitesi sul Gòlgota.

“Professoressa, lei è la vergogna di questo Istituto: lei non sa nemmeno che dànno avrebbe potuto causare a questa comunità di teneri virgulti arrivando con ben 10 minuti di ritardo. Il suo comportamento è assolutamente disdicevole. Soprattutto per la specchiata e incontaminata reputazione della nostra Istituzione. Ma cosa crede, che i soldi che le passa lo Stato crescano sugli alberi? Abnegazione e sacrificio ci vogliono. Ma prenda esempio dalle sue colleghe: la professoressa Nullafacentis, per esempio. E’ sempre puntuale e ben curata nel vestire, precisa nel suo lavoro, inappuntabile.”

“No, quella no…” sibila la disgraziata.

“Ha qualche elemento da addurre a sua difesa?”

E lì la De Estremitatis glielo vorrebbe dire che suo marito è rientrato alle tre di notte dopo aver giaciuto con quella bagascia rovinafamiglie della sua amante, e di quanto lei sia stata tutta la notte a guardare il soffitto nella tentazione di prendere il coltellaccio da cucina e piantarglielo nello stomaco mentre russava come un contrabbasso scordato. Ma tutto quello che riuscì a dire fu:

“Mi pento e mi dolgo con tutto il cuore dei miei peccati. Non lo farò più!”

“Quand’è così voglio essere magnanimo con lei. Le commino solamente due frustate sui malleoli, così la smette di guardarsi costantemente i piedi, che, detto tra noi, è anche un’indecenza. Ora vada, figliuola, vada…”

S’aprirono le porte e il nostro bidello Aristide, che nel frattempo si stava addentando un pezzo di pizza salsiccia e friarielli, fece partire le note sublimi del “Et resurrexit” dalla Missa Solemnis di Monteverdi.

Ma io preferii di gran lunga correre tra le braccia auguste di mia madre.